beFood, stili di vita a confronto

by Rete Sviluppo on 28 June 2017

Ricette sperimentali per un futuro healthy degli adolescenti. Oltre 5000 ragazzi toscani coinvolti in un innovativo progetto di ricerca sociale legato allo stile di vita ed alle abitudini alimentari.

Obesità, alimentazione disordinata e disturbi dell’alimentazione sono tra i più grandi problemi di salute degli adolescenti, per l’alta prevalenza e le conseguenze fisiche e psicosociali potenzialmente molto gravi. Ad oggi, la prevenzione dell’obesità e dei DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) così come la promozione di stili di vita sani passa frequentemente attraverso le scuole e la voce dei docenti.

La Regione Toscana ha messo in campo nuove strategie di azioni, che prevedono l’utilizzo di nuove tecnologie per facilitare la comunicazione, la centralità del giovane quale protagonista del suo percorso di “auto-educazione” e l’introduzione di processi peer-to-peer; in questa prospettiva si pone il progetto beFood.

beFood è stato definito con la collaborazione della Regione Toscana, sviluppato da reteSviluppo assieme al Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna, ha testato un metodo basato sull’interazione tra pari, con l’obiettivo di investigare in primis come diversi fattori, tra i quali il coinvolgimento diretto dei giovani destinatari delle politiche di promozione della salute, il loro network di riferimento e le modalità di relazione e comunicazione, il tutto legato a stili di vita sani e comportamenti che, nel tempo, possono essere dannosi alla salute.

Il progetto ha coinvolto 49 studenti di licei toscani, impegnati in un percorso Alternanza scuola-lavoro fornendo agli studenti una vera esperienza “professionale”, in cui è stata combinata formazione sul campo alla ricerca sociale con una responsabilità specifica sui risultati da conseguire, costruita sulla base del loro contesto stesso di appartenenza, cioè la rete dei loro coetanei.

I ragazzi coinvolti hanno raggiunto più di 5000 persone, di cui più di 4700 loro coetanei 16-17enni, dimostrando che, con strumenti e metodi adeguati, condividendo obiettivi, con responsabilità e fiducia, sono in grado di portare a termine con successo lavori complessi e raggiungere l’obiettivo.

Cuore dell’innovazione del progetto be Food è l’uso di canali di comunicazione e delle tecnologie familiari ai nativi digitali, cui il progetto è destinato. L’indagine è stata quindi realizzata sviluppando una webAPP dedicata che può essere utilizzata su di uno smartphone connesso ad internet senza necessità di installazione.

Caratteristiche peculiari della webAPP sono: la possibilità di rispondere al questionario tramite qualsiasi dispositivo connesso al web; un processo di registrazione e autenticazione che mantiene comunque il risultato del questionario del tutto anonimo; la valutazione in tempo reale a fine questionario della propria situazione, tramite un profilo e dei suggerimenti per migliorare il proprio stato di salute e la propria attività fisica; la presenza di un cruscotto di statistiche in tempo reale per valutare l’andamento dell’attività dei ragazzi delle varie provincie; un backend approfondito per sviluppatori e ricercatori necessario per monitorare risultati aggregati in tempo reale, statistiche di somministrazione, progressione del questionario e raggiungimento del campione.

I canali di somministrazione scelti, il web ed i social network, hanno tenuto conto non solo delle caratteristiche della popolazione target (popolazione giovane, grandi utilizzatori di tecnologie e di canali di comunicazione via internet), ma anche della necessità di raggiungere in modo capillare tutti i territori delle 10 province toscane. 

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A scuola di innovazione da Beethoven alla stampante 3D

by Rete Sviluppo on 16 March 2017

Un laboratorio di giovanissimi studenti alla ricerca di soluzioni creative a problemi e bisogni

I bambini della IV elementare della Giotto di Firenze vanno a scuola di innovazione: lo stimolo fornito da Tommaso Rossi, musicista e sviluppatore autodidatta classe ’94, è quello di avviare alla creatività al servizio dell’innovazione, per immaginare nuove soluzioni grazie alla combinazione di tecnologie già esistenti con nuovi strumenti. Il primo maestro di innovazione è proprio un musicista, Ludwig van Beethoven: dopo l’ascolto della IX Sinfonia, emblema della musica e inno europeo, i bambini hanno scoperto che quando Beethoven ha composto questa musica era completamente sordo da cinque anni.

Dalla necessità di continuare a comporre e ascoltare musica, Beethoven si è ingegnato creando un meccanismo che gli permetteva di sentire suoni e vibrazioni tramite un bastoncino che metteva tra i denti e appoggiava al pianoforte. I giovani studenti hanno potuto ascoltare la musica dalla bocca, con lo stesso meccanismo: applicando ad una penna un magnete che vibra, è possibile ascoltare la musica attraverso le ossa.

Questo principio, la conduzione ossea, è stato poi applicato dagli anni ’70 negli apparecchi acustici che integravano le scoperte nel campo dell’elettronica.

Dai bisogni all’innovazione, quindi, passando per tecnologie esistenti ricombinate in modo creativo con nuove scoperte. I bambini sono stati stimolati a pensare proprio in questi termini: “Abbiamo bisogno di creare piccoli oggetti in 3D” – li ha imbeccati Tommaso Rossi – “Ma le nostre stampanti di casa stampano solo in due dimensioni: come potremmo fare?”  La risposta dei bambini, intuitiva ed immediata, è stata quella di utilizzare inchiostri più spessi, come colla a caldo o bianchetto, creando degli strati.

La stampante 3D si basa proprio su questo principio: si stampa uno strato sopra l’altro fino a creare uno spessore. I giovani innovatori hanno contemporaneamente potuto lanciare la stampa di un gadget con la stampante 3D seguendo il processo di stampa, e provare a costruire un oggetto in 3D con degli strati di cartone sovrapposti a formare con strati l’oggetto.

Modalità di apprendimento come questa, in un ambiente giocoso e informale in cui i bambini sono abituati a scoprire autonomamente l’innovazione avendo l’opportunità di riflettere e lavorare osservando le nuove tecnologie, si rivelano di grande importanza per l’acquisizione di competenze digitali. La classe si è dimostrata entusiasta dell’attività, in un clima di apprendimento divertente che ha permesso a tutti di esplorare e reinventare le tecnologie: insomma, giovani innovatori crescono!

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Realtà virtuale e dati, così si rinnova il giornalismo

by Rete Sviluppo on 16 March 2017

Il Creative Technologist Mark Boas: portare nuove forme di empatia per entrare dentro le notizie

“Immaginate l’empatia di camminare con un visore di realtà virtuale nella città di Aleppo prima della guerra, e con un solo tocco essere proiettati nello stesso posto adesso, distrutto” – inizia così il racconto di Mark Boas, sviluppatore specializzato in media e web, con una collaborazione con Al Jazeera.

Mark Boas con il gruppo di lavoro di giovani fiorentini

Davanti a lui una platea di giovani, studenti universitari e sviluppatori, riuniti per l’occasione nella sede fiorentina di reteSviluppo. Si avvia così un percorso formativo finalizzato allo sviluppo di un gruppo di lavoro che utilizzi in modo continuo e professionale i dati, rendendoli fruibili attraverso la data visualization.

In un contesto in cui i lettori hanno a disposizione una quantità enorme di informazione – il 43,7% degli utenti non cerca le notizie, ma è raggiunto da esse durante la navigazione su Facebook – l’empatia e la capacità di restituire al lettore un buon grado di approfondimento sono infatti di enorme importanza. La raccolta e visualizzazione dei dati consente di fruire più pienamente della notizia, contrastando la tendenza allo scarso approfondimento e alla poca attenzione nei confronti della notizia. Trovare modi per restituire il giusto peso ai fatti che accadono è infatti una delle principali sfide di un giornalismo in crisi, che per attirare utenti è sempre più proteso a pubblicare notizie di scarsa rilevanza, con un crescente spazio per il gossip e per gli amici a quattro zampe.

Il data journalism e la facilità di visualizzazione e approfondimento dei dati possono rivelarsi poi una potente arma contro le fake news che ammorbano i fruitori di notizie online. La sfida del gruppo di lavoro dei giovani fiorentini è quella di dare una nuova empatia, dando all’utente la possibilità di entrare dentro la notizia, non solo visualizzando i fatti rilevanti in un modo intuitivo e che resta impresso nella memoria, ma potendoci interagire.

Florence Nightingale, 1858 – Diagramma delle cause di mortalità dell’esercito britannico ad Est (le aree indicano il numero di morti, i colori le cause di morte: in blu malattie prevenibili, in rosso ferite di guerra, in nero altre cause)

La grande quantità disponibile di Open data e le analisi sempre più affinate dei Big data, combinate con modalità di visualizzazione e fruizione dei dati accessibili a tutti, possono restituire una fotografia della realtà interessante, ed aprire spazi di discussione scovando notizie attraverso l’analisi dei dati. La possibilità di geolocalizzare i dati dà forza poi alla dimensione spaziale dell’informazione, collocandola nei luoghi in cui è generata e ai quali è riferita.

La frontiera dell’empatia dell’utente è lo sviluppo di modalità di visualizzazione dei dati con la realtà virtuale e l’utilizzo dei visori, come ricordava l’esempio di Boas sulla guerra in Siria e la necessità di riportare il tema al centro dell’attenzione. Il gruppo di giovani fiorentini si occuperà di utilizzare e sviluppare strumenti per analizzare i dati e visualizzarli in modo coinvolgente, facile da approfondire e attraente, a partire dall’analisi del contesto locale e delle tante notizie nascoste nel nostro vivere quotidianamente il territorio.

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Mappatura partecipata: quando l’innovazione incontra il bene pubblico

by Rete Sviluppo on 22 February 2017

La mappatura partecipata: che cos’è e le sue caratteristiche

Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento significativo delle iniziative di mappatura partecipata, iniziative che consistono nella creazione di mappe basate sul coinvolgimento diretto delle comunità locali. Il comune denominatore di queste attività è il fatto che non siano intraprese da cartografi, ma da gruppi di persone legate da interessi e caratteristiche comuni, come la condivisione del territorio, di determinate caratteristiche fisiche o socio-culturali.

Le mappe che nascono da questi processi partecipativi possono fornire un ampio spettro di informazioni oppure concentrarsi su una sola variabile, ad esempio la distribuzione delle risorse naturali, dei servizi sanitari, dei centri ricreativi, museali ecc.

Quello che rende di grande valore questo processo è la multidisciplinarietà delle sue implicazioni. In primo luogo, la lettura di un territorio attraverso le informazioni fornite dai suoi abitanti può consentire di analizzarne sia gli aspetti socio-economici e socio-culturali, che la fruizione o la qualità dei luoghi. Il percorso partecipativo può, inoltre, rappresentare una best- civico-politica utile all’aumento della coesione di una comunità, al miglioramento del proprio territorio fino ad una responsabilizzazione nei confronti della cosa pubblica e ad un maggior engagement a livello decisionale.

Gli strumenti e le esperienze

Gli strumenti utilizzati per il coinvolgimento delle comunità vanno da modelli in scala e disegni, i cui dati possono essere digitalizzati e incorporati in un GIS (Geographic Information System), fino a informazioni ricavate da immagini satellitari, GPS e file multimediali.

Una delle esperienze di maggior successo a livello internazionale di mappatura partecipata, che fonde immagini aeree, dispositivi GPS e mappe sul campo low-tech, è quella di OpenStreetMap. Il progetto coinvolge una comunità di utenti che contribuiscono ad aggiornare manualmente dati su strade, sentieri, stazioni, ospedali, luoghi di ristoro e attività all’aria aperta in tutto il mondo. OpenStreetMap costituisce un’alternativa open source ad altre mappe disponibili sul web che, nonostante siano affidabili, spesso sono vincolate da restrizioni tecniche o legali.

Un’esperienza di successo che sfrutta un approccio multimediale e l’integrazione di dati spaziali e non, consentendo la geomappatura di video, foto e suoni, è quella realizzata a Napoli con il progetto MappiNA. Gli utenti hanno contribuito a disegnare il volto della città sotto il profilo culturale segnalando eventi, monumenti ma anche spazi abbandonati, fornendo così utili indicazioni per la riqualificazione urbana.

Mappatura in tempo reale per il bene pubblico: Kimap

Le possibilità offerte dalla tecnologia hanno avviato una vera e propria escalation nella realizzazione di mappature partecipate sempre più precise e aggiornate. È questo il caso di Google Traffic, che permette al singolo cittadino di visualizzare sul proprio smartphone le informazioni aggregate sul traffico della gran parte delle strade urbane del mondo. Google Traffic si basa sulle tracce GPS lasciate dai milioni di utenti di Google Maps che, tramite i loro smartphone, inviano dati sulla loro posizione, dando così agli algoritmi di Google una base dati sempre aggiornata su cui costruire i propri servizi di navigazione.

I cittadini tuttavia, sono spesso inconsapevoli di contribuire alla produzione di dati, sfruttati per soli scopi commerciali. Da qui l’esigenza di nuove realtà che permettano mappature partecipate in tempo reale e studiate per restituire alla comunità dati utili e liberi. È in questo contesto che si colloca il progetto Kimap, ideato dalla start-up innovativa fiorentina Kinoa s.r.l., che permette una mappatura partecipata in tempo reale delle barriere architettoniche, offrendo così un supporto alla navigazione.

L’obiettivo di Kimap è l’incremento dell’autonomia e della mobilità dei disabili su percorsi sia urbani che extra-urbani. La community protagonista della raccolta dati è costituita dai disabili stessi, che attraverso un dispositivo IoT integrato nei loro ausili realizza in modo automatico la mappatura. Gli utenti saranno poi guidati attraverso la navigazione da una app per smartphones sui percorsi compatibili con la loro tipologia di ausilio (es. carrozzina a spinta manuale vs a motore elettrico).

Kimap ha tutti le carte in regola per essere il nuovo strumento per fare mappatura partecipata; empowerment della community, creazione di open data in tempo reale finalizzati al miglioramento della vita dei cittadini e allo sviluppo del territorio.

 

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Rete SviluppoMappatura partecipata: quando l’innovazione incontra il bene pubblico

La startup fiorentina Kinoa tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge con il progetto Kimap: la tecnologia al servizio della disabilità

by Rete Sviluppo on 17 January 2017

L’innovativo progetto Kimap, presentato dalla start up fiorentina Kinoa, è stato selezionato tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge, iniziativa rivolta alle imprese toscane impegnate nell’esplorazione delle potenzialità dei Big Data e promossa da SoBigData. Quest’ultimo è un laboratorio formato da enti di ricerca quali il CNR di Pisa, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e l’IMT Alti Studi Lucca e fa parte della più grande infrastruttura di ricerca sui Big Data in Europa.

L’obiettivo specifico di Kimap è facilitare e aumentare la mobilità e l’autonomia dei disabili. Per raggiungere tale risultato Kimap propone un sistema che si fonda su due parole chiave: mappatura partecipata delle barriere architettoniche e navigazione. La mappatura viene realizzata dagli utenti stessi attraverso un dispositivo incorporato nei loro ausili, mentre la navigazione è resa affidabile e di immediato utilizzo da un’applicazione per smartphones che guida gli utenti attraverso i percorsi mappati.

I beneficiari di Kimap sono in primo luogo i disabili potendo facilmente segnalare ostacoli, difficoltà e impedimenti nel percorrere una strada o un itinerario turistico; ma anche i produttori di ausili. Questa tecnologia permette loro di offrire un servizio aggiuntivo ai propri clienti, aumentando il contenuto di innovazione degli ausili ed accrescendone di fatto il valore. Non sono da escludere gli enti pubblici, che possono usare Kimap per adempiere agli obblighi di mappatura delle barriere architettoniche, in ottemperanza alla legislazione regionale e nazionale, o per lo sviluppo di percorsi turistici.

L’innovazione di Kimap non si limita al suo contenuto tecnologico ma si estende alla visione che vi sta dietro: lo sviluppo della tecnologia come riposta a necessità reali. L’analisi delle comunità locali, la rilevazione del problema di presenza di barriere e della mancanza di accessibilità sono stati i punti di partenza per l’ideazione di questo prodotto tecnologico. Kimap vuole dare risposta ad un’esigenza avvertita e segnalata da molti attori quali singoli cittadini, associazioni ed istituzioni.

 

COSA È KINOA

Kinoa srl è una giovanissima start up iscritta al registro nazionale delle Start up Innovative a marzo del 2016, nata come spin off di reteSviluppo dalla volontà imprenditoriale di Marco Scarselli (Co-founder) e Lapo Cecconi (Co-founder) con la partecipazione della stessa reteSviluppo (Firenze), di Iris Ricerche (Prato) e di Sistemi Territoriali (Pisa). Ha come mission la realizzazione di prodotti innovativi attraverso l’integrazione di Big Data e tecnologie di Internet of Things.

PER INFO SUL PROGETTO: Marco 347 060 465 – Lapo 347 706 1128kinoa.srl@gmail.com

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Rete SviluppoLa startup fiorentina Kinoa tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge con il progetto Kimap: la tecnologia al servizio della disabilità

Immigrazione in Toscana: tra bilanci e sfide future

by Rete Sviluppo on 10 January 2017

Abbiamo deciso di aprire il 2017 con una panoramica sull’anno passato e una riflessione relativa alle prospettive future sulla gestione del fenomeno migratorio, con un focus sulla Regione Toscana.

Il fenomeno migratorio

11.570 profughi richiedenti asilo, ospitati in 764 strutture di accoglienza convenzionate con le prefetture toscane e altri 679 accolti in 14 centri SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Questi i dati sull’immigrazione in Toscana dell’ottobre 2016.

I numeri parlano di un fenomeno che richiede in primo luogo tempestività di intervento e risorse, ma il vero e più oneroso impegno a lungo termine è la programmazione di attività di inclusione socio-economica, che vadano oltre la prima accoglienza. Quali sono stati i progetti in opera? Quali le opportunità per il Paese ospitante?

L’esperienza della Regione Toscana

La Regione Toscana ha dimostrato grande virtuosismo fronteggiando la sfida della prima accoglienza con l’attuazione del modello di “accoglienza diffusa”, inaugurato nel 2011. Tale modello prevede la distribuzione dei migranti su gran parte del territorio, secondo il modulo della “piccola dimensione” (gruppi di massimo 20 persone) per evitare che grandi concentrazioni di migranti portino a situazioni di criticità all’interno delle comunità locali.

Ma la Regione non si è fermata alla prima accoglienza ed ha partecipato a numerosi progetti finanziati mediante fondi europei, Fondi Solid, oggi tradotti in Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) e Fondo sicurezza interni (Fsi). Vasta è ed è stata la gamma di obiettivi specifici dei progetti: dal miglioramento dei servizi per i richiedenti asilo, all’educazione sulle vie legali di migrazione nei Paesi di provenienza, all’insegnamento della lingua italiana, alla formazione e all’inserimento dei cittadini extracomunitari nel mondo del lavoro, fino allo scambio di buone pratiche tra Stati UE.

Oltre l’accoglienza: le sfide e gli obiettivi

migration-3La maggior parte di questi progetti mira dunque allo sviluppo della fase successiva all’accoglienza, ovvero l’integrazione. Un’ integrazione che passa dalla lingua e dal lavoro, come afferma Fleur Bakker, la fondatrice della Refugee Company, che si occupa di inserire i migranti nel mondo del lavoro. Al Omar, uno dei loro assistiti, ha dichiarato “lavorare ti fa sentire parte della società, inizi a sentirti più sicuro e a sperare che un giorno potrai essere indipendente”.

Se l’obiettivo specifico è l’inserimento lavorativo, l’obiettivo generale è l’inclusione sociale e con essa la sicurezza, non a caso gli strumenti finanziari relativi a immigrazione e sicurezza vanno a braccetto.

Per costruire una Regione e un Paese, sicuri è necessario “governare l’immigrazione” e non combatterla, concetto espresso dall’assessore all’immigrazione della Toscana Vittorio Bugli alla conferenza Mediterraneo Downtown, una maratona sui temi delle migrazioni e dell’accoglienza tenutasi a Prato il 12 novembre 2016, organizzata da COSPE onlus, Associazione Libera, Comune di Prato e Regione Toscana. Governare è fare informazione sui canali legali di immigrazione, ma governare può essere anche gestione e management dei flussi esistenti.

Le opportunità per il futuro

Per raggiungere governabilità e sicurezza sono necessarie professionalità specializzate. L’accoglienza diffusa è infatti un esempio di come la pianificazione di interventi richieda competenze specifiche che vanno oltre la logistica. Il successo del modello toscano è stato infatti reso possibile da un’attenta mediazione e ponderazione di interessi in fase progettuale e da una stretta collaborazione tra associazioni di volontariato, comuni e singoli cittadini in fase attuativa.

Nasce dunque l’esigenza di nuove figure professionali e una corrispondente offerta formativa, come il master biennale promosso dalla Fondazione Onlus Opera Santa Rita di Prato e dall’Università degli Studi di Firenze che approfondisce le normative, le politiche di integrazione e sanitarie coinvolte nella programmazione di interventi in materia di immigrazione.

Guardando al futuro, la gestione dei fenomeni migratori si dimostra un bacino ricco di opportunità di impiego per nuove figure in un momento di crisi occupazionale, mentre gli immigrati stessi si presentano come forza lavoro in un momento di difficoltà per alcuni settori lavorativi, nei quali la domanda supera di gran lunga l’offerta.

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Rete SviluppoImmigrazione in Toscana: tra bilanci e sfide future

Effetto Brexit: e sul Turismo cosa cambia?

by Rete Sviluppo on 4 July 2016

Pochi giorni fa abbiamo  analizzato cosa potrebbe accadere in Toscana e nelle varie province, ipotizzando che una riduzione delle esportazioni delle aziende toscane nei confronti del Regno Unito sia un’ipotesi realistica, a causa della futura e probabile presenza di dazi e di complicazioni normative; oltre a questo, la svalutazione della Sterlina nei confronti dell’Euro rende ancora meno appetibili i prodotti oltre confini e quindi anche quelli toscani.

Dal punto di vista turistico, quali potrebbero essere le ripercussioni? Proprio quest’ultimo aspetto, relativo alla possibile svalutazione della Sterlina potrebbe giocare un ruolo chiave nel potere di acquisto dei britannici.

Il Regno Unito, secondo i dati Banca d’Italia, occupa nel 2015 la terza posizione tra i mercati di provenienza dei principali paesi europei, con quasi 27 milioni di pernottamenti. Al primo posto troviamo la Germania con oltre 62 milioni di pernottamenti, seguita dalla Francia con 35,5 milioni di pernottamenti. Più indietro l’Austria con quasi 15 milioni, la Spagna con 14,6 milioni e l’Olanda con 11,9 milioni. Staccati il Belgio con 6,3 milioni di pernottamenti e la Svezia con 2,8 milioni.

Posizione che si mantiene stabile anche per ciò che riguarda la spesa dei britannici in Italia, con poco meno di 3.000 milioni di Euro. Anche in questo caso a guidare la classifica dei principali paesi europei è la Germania con 5.469 milioni di Euro, seguita dalla Francia con 3.549 milioni di Euro e, appunto, dal Regno Unito. Troviamo poi l’Austria con 1.517 milioni di Euro, seguita dalla Spagna con 1.144 e dall’Olanda con 1.032. Infine, Belgio e Svezia, rispettivamente, con 614 e 319 milioni di Euro.

Ma il peso dei turisti d’oltre manica aumenta guardando alla spesa giornaliera pro capite che, con 109,2 euro giornalieri è la più alta dietro a quella degli svedesi (112,8 euro), ben più cospicua della spesa giornaliera pro capite media europea (93,8 euro) e di quella degli altri principali mercati di provenienza europea (quella tedesca è di 87,4 euro, quella francese di 100 euro e quella spagnola di 78,5 euro).

Quello britannico è un turismo principalmente da città d’arte e da sport invernali, ed è proprio quello relativo alle città d’arte che potrebbe avere ripercussioni anche per la Toscana.

Il turismo britannico, infatti, rappresenta anche in Toscana una bella fetta di turismo straniero, essendo il quarto mercato di provenienza tra i principali paesi europei per numero di presenze ed il terzo per numero di arrivi. Nel 2015, sono infatti 1 milione e 500 mila le presenze britanniche in Toscana e 412.500 gli arrivi.

Il principale mercato europeo è, anche in Toscana, quello tedesco con 4 milioni e 350 mila presenze e circa 805 mila arrivi nel corso del 2015. A seguire i Paesi Bassi con 1 milione e 925 mila presenze e 313 mila arrivi; troviamo poi la Francia con 1 milione e 790 mila presenze e 546 mila arrivi e, appunto, il Regno Unito. Vi è poi la Spagna con 782 mila presenze e 309 mila arrivi, seguita dal Belgio con 681 mila presenze e 147 mila arrivi, dall’Austria con 566 mila presenze e 125 mila arrivi e, infine, dalla Svezia con 272 mila presenze e 78 mila arrivi.

E’ ancora presto per capire le conseguenze del referendum della Gran Bretagna sulle presenze turistiche britanniche in Toscana legate ad un possibile impoverimento reale causato da una possibile svalutazione della sterlina, ma è anche vero che sia a livello nazionale che toscano, il peso della Gran Bretagna non è di poco conto, soprattutto perché strettamente legato a quel turismo delle città d’arte ben rappresentato dalla Toscana.

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Rete SviluppoEffetto Brexit: e sul Turismo cosa cambia?

BREXIT – Cosa può accadere alle aziende della Toscana?

by Rete Sviluppo on 24 June 2016

Solo poche ore dal voto che ha cambiato la vita dei cittadini britannici e, forse, anche di tutti quelli dell’Eurozona. Mercati in fibrillazione e tensione alle stelle. Vediamo in numeri la Toscana e cosa hanno da perdere le varie province con questo scenario.

Le due campagne referendarie sono ferme, gli Inglesi, i Gallesi, gli Scozzesi ed i Nord Irlandesi si sono espressi ed hanno deciso. Il 51,9% ha deciso che il futuro del Regno Unito è al di fuori di questa Europa  ed in solitaria. Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi i mercati saranno agitati ed il quadro normativo/politico internazionale sarà da ridefinire e rivedere. Facciamo però il punto su quello che la Toscana esporta oltre manica.

La riduzione delle esportazioni delle aziende toscane nei confronti del Regno Unito è realistica, a causa della futura presenza dei dazi e delle complicazioni normative.  Oltre ai dazi, la svalutazione della Sterlina nei confronti dell’Euro rende ancora meno appetibili i prodotti oltre confine e quindi anche toscani.

La Toscana ha avuto un export nei confronti dell’UK di ben 1 miliardo e 800 milioni di euro nel 2015 con una crescita del +17% rispetto al 2009. Firenze, negli ultimi 6 anni, ha raddoppiato il proprio fatturato dai rapporti economici con la Gran Bretagna portandosi oltre soglia 580 milioni di euro.

I settori che hanno trainato la crescita, a livello regionale, degli ultimi anni sono i prodotti tessili con un + 54%, gli articoli di abbigliamento con un +78% e gli articoli in pelle cresciuti del 71%. Sono queste tre voci fanno un terzo del fatturato da export oltre manica, ben 654 milioni di euro.

L’export del settore moda nell’area Firenze-Prato-Pistoia, in crescita costante negli ultimi 7 anni ha chiuso il 2015 con 664 milioni di euro, rappresentando oltre il 30% delle esportazioni regionali oltre manica. Una riduzione, anche solo di qualche punto percentuale, farebbe perdere centinaia di migliaia di euro alle aziende della Toscana.

Dopo Firenze, la provincia che ha avuto maggior rapporti economici oltre manica nel 2015, è Arezzo con 377 milioni di euro; in terza posizione Lucca con 263 milioni. Molto staccate dalle prime tre province troviamo Livorno, Grosseto e Massa-Carrara rispettivamente con 51, 28  e 25 milioni di euro.

Arezzo con il settore della metallurgia, in cui vengono ricompreso le lavorazioni orafe, è la seconda voce regionale con 126 milioni di euro, secondo solo alla pelletteria (escluso l’abbigliamento) fiorentina che esporta ben 241 milioni di euro in Gran Bretagna. Lucca e Prato con rispettivamente 63 e 62 milioni di euro si posizionano al 4° e 5° posto con i prodotti della filiera della carta e con l’abbigliamento.

Numeri alla mano l’export toscano oltre manica è decisamente sostanzioso e perdere anche solo qualche punto percentuale di questo fatturato è una grave perdita per la nostra regione. Se da un lato, però, non è pensabile che la Gran Bretagna azzeri gli acquisti fuori dai propri confini, diventando autosufficiente è altre sì possibile che le difficoltà di commercio con l’Eurozona, portino le aziende di sua maestà a guardare altrove.

Non ci resta che attendere e vedere tra 6 / 12 mesi cosa diranno i dati aggiornati.

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Rete SviluppoBREXIT – Cosa può accadere alle aziende della Toscana?

Maggiore competitività nel turismo. Si può e si deve fare meglio!

by Rete Sviluppo on 21 June 2016

Il nostro paese dispone di un patrimonio artistico e culturale inestimabile, un’impeccabile posizione al centro del Mediterraneo e un clima accogliente, così come le sue coste e le sue montagne. Nonostante tutto ciò, secondo lo studio Travel & Tourism Competitiveness Index 2015, potremmo fare meglio.

Sviluppare il settore del turismo è sicuramente una missione molto complessa, che richiede una guida politica di alto livello, in stretta collaborazione con il settore privato. L’Italia è l’esempio di un Paese che non ha sicuramente niente per cui invidiare la Spagna, in termini di storia e di bellezze naturali, ma che ha esposto un approccio meno strategico per capitalizzare i punti di forza. Ci collochiamo quindi in una posizione non troppo favorevole rispetto alle potenzialità presenti.

Lo studio, dopo aver analizzato tutta una serie di fattori e politiche che incidono sullo sviluppo sostenibile del settore turismo in 141 paesi, colloca l’Italia all’8° posto nella classifica generale, e al 6° in Europa, dopo Spagna (1°), Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera.

I punti di forza dell’Italia sono cultura, storia, spettacolo (6°) e turismo naturale (2°). Oltre queste eccellenze resta il fatto che l’Italia debba sfruttare meglio il suo potenziale per sviluppare il settore turistico. L’ ambiente di business (127° su 141 paesi), ad esempio, ostacola gli investimenti privati ​​per una serie di motivi , tra cui un quadro giuridico inefficiente, una tassazione elevata e regolamenti che disincentivano gli IDE.

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Competitività nel turismo – Italia

L’indice di competitività dei prezzi ci colloca, ancor peggio, al 133° posto, più in basso rispetto a molti altri paesi dell’area mediterranea, tra cui la Spagna (105 °) e Grecia (113°).

Cosa ci dicono invece le classifiche in merito al turismo digitale?

L’indicatore ICT Readiness ci vede al 35° posto; sul podio Finlandia (1°), Hong Kong (2°) e Danimarca (3°) . Tale indicatore non viene calcolato solo su parametri strettamente tecnologici e infrastrutturali, ma anche attraverso la capacità delle aziende coinvolte di fornire servizi online. Impostazione che mette in luce proprio le nostre gravissime carenze: siamo al 102° posto per l’utilizzo di ICT nelle transazioni B2B, al 72° nelle transazioni B2C e al 56° come percentuale di Internet users.

Le nuove tecnologie e l’innovazione stanno rivoluzionando il settore turistico: la crescente fiducia nelle transazioni online, infatti, sta ridisegnando le parti in quest’ambito, chiedendo inevitabilmente alle aziende di rivedere il modo di fornire servizi. L’importanza del canale ICT non può, quindi, essere sottovalutata: i migliori attori stanno attirando clienti con strategie di marketing online e di branding a livello nazionale, offrendo servizi avanzati di customer care, che vanno ben oltre la singola prenotazione online.

Indicatori quali Prioritization of Travel&Tourism ci comunicano quanto purtroppo il settore turismo non sia tuttora prioritario per l’Italia; siamo al 65° posto. Malta al 1° posto a livello mondiale, con la Spagna, che in alcuni indicatori è spesso vicina all’Italia si colloca quasi sessanta posti più su, al 6°posto. L’importanza del “digital” sottolinea anche la necessità di valorizzare le risorse naturali e culturali, indubbiamente già presenti nel nostro Paese, ma che forse necessitano di maggiore visibilità.

Analizzando i singoli indicatori spicca l’87° posto per la priorità data dal Governo all’industria turistica, il 64° per percentuale di investimenti su bilancio totale e 123° posto per efficacia delle campagne di marketing e branding per attrarre turisti.

Non meno importanti, infine, i dati del World Economic Forum che analizzano anche il mercato del lavoro misurando la disponibilità di risorse umane e l’efficienza nell’allocarle. Anche qui, purtroppo, c’è da evidenziare che ci poniamo solo al 75° posto.  Nonostante il settore dei viaggi sia il secondo più grande datore di lavoro in tutto il mondo, con un enorme potenziale per l’ulteriore creazione di occupazione – si prevede di impiegare 338 milioni di persone entro il 2023 – la controparte italiana ha difficoltà ad attrarre i migliori talenti, sia per posizioni tecniche che manageriali.

Di cosa ha bisogno quindi il Paese Italia?

La prima necessità è un segnale forte, un radicale cambio di rotta, che dimostri una reale volontà del Paese di credere in quella che è l’industria del turismo. L’innovazione può e deve essere centrale nel nuovo modo di fare turismo in Italia. Suscitiamo meraviglia, ammirazione, stupore; siamo ben presenti nell’immaginario di tutti, dal cinese all’australiano ma poi, una volta arrivati in Italia, troppo spesso l’esperienza vissuta non è all’altezza delle aspettative oppure scadente.

E allora dobbiamo crederci, investendo in tutto ciò che ci contraddistingue, per far sì che il turista possa apprezzare e godere del nostro smisurato patrimonio e le sue mille sfaccettature, e sentirsene  sempre più parte. Sfruttare appieno gli strumenti innovativi e tecnologici che il mercato offre e rinnovare innovando il settore turistico italiano è l’unico modo per scalare le classifiche che vedono l’Italia troppo in basso per quello che ha da offrire al turista!

Il progetto TouriNet ha come obiettivo primario quello di condurre ricerca e sviluppo finalizzati alla definizione di nuove tecnologie per migliorare il business delle imprese del turismo, valorizzando la loro web reputation e promuovendo la creazione di sinergie tra attività di diverso tipo (ristoranti, alberghi, musei, etc.). In particolare vengono utilizzate innovative tecniche di Social Network Analysis (SNA),Sentiment Analysis, GIS e Web Semantico per produrre indicatori a partire dall’enorme miniera informativa presente online sulle imprese turistiche. È un progetto di ricerca sperimentale co-finanziato dalla Regione Toscana (Por Creo).

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Rete SviluppoMaggiore competitività nel turismo. Si può e si deve fare meglio!

Innovare per crescere

by Rete Sviluppo on 7 June 2016

PMI e Innovazione, quali sono le opportunità in Toscana?

Il 10 maggio scorso, la Regione Toscana ha organizzato il workshop “La Toscana che innova: imprese, ricerca e competizione”, nel corso del quale, partendo dall’esperienza dei bandi “Ricerca, Sviluppo & Innovazione”, vi è stato un confronto tra aziende, categorie e mondo della ricerca e della formazione sulle opportunità che sono state messe a disposizione dalla Regione Toscana e sulle nuove modalità di interazione e collaborazione tra il mondo della formazione e quello del lavoro.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i numeri dei progetti presentati e finanziati. Nel dettaglio, sono stati presi in considerazione:

  • Bando 1. Progetti strategici di ricerca e sviluppo
    Il bando finanzia progetti strategici di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale realizzati da Grandi Imprese in aggregazione con Micro, Piccole e Medie Imprese, ed eventualmente in collaborazione con Organismi di Ricerca.
  • Bando 2. Progetti di ricerca e sviluppo delle PMI
    Il bando finanzia progetti di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale realizzati da Micro, Piccole e Medie Imprese, in forma singola o associata, ed eventualmente in collaborazione con Organismi di Ricerca.
  • Bando 3. Aiuti all’innovazione delle PMI

Il bando finanzia progetti di innovazione (Organizzativa e di processo) realizzati da Micro, Piccole e Medie Imprese, in forma singola o associata, del manifatturiero e dei servizi.
Le domande presentate nell’ambito dei tre bandi sono state 507 (41 per il Bando 1, 268 per il Bando 2, 198 per il Bando 3), di cui 357 ammesse alla fase 2 (Tasso di ammissione al 70%); di queste 357, sono state presentate 295 domande in fase 2, di cui 252 ammissibili a finanziamento e 138 finanziate (12 per il Bando 1, 38 per il Bando 2 e 88 per il Bando 3). Il tasso di finanziamento sulle domande presentate è del 27% (29% per il Bando 1, 14% per il Bando 2 e 44% per il Bando 3).

Ma cosa è stato finanziato? La maggior parte delle domande presentate (227) hanno riguardato l’ICT e la Fotonica, 173 la Fabbrica Intelligente ed 84 Chimica e Nanotec. Delle 138 domande finanziate, 63 riguardavano ICT e Fotonica, 42 Fabbrica Intelligente e 30 Chimica e Nanotec.

Con 44 progetti cofinanziati è Firenze la provincia che ne ha il maggior numero, seguita da Pisa con 27, Arezzo con 19, Prato con 14, Lucca con 13. Pistoia si colloca al sesto posto di questa particolare classifica con 9 progetti cofinanziati, seguita da Siena con 6, Livorno con 4 e Grosseto con 2. Non sono invece presenti progetti provenienti dalla provincia di Massa Carrara.

La Regione Toscana ha finanziato progetti per oltre 43 milioni di Euro, impegnandosi quindi nell’aiuto a PMI desiderose di crescere ed innovarsi. Del resto, quella dell’innovazione, è la strada maestra per spingere sulla crescita del nostro tessuto imprenditoriale, anche se è necessaria una sempre maggiore integrazione degli aiuti, al fine di far ripartire il motore degli investimenti produttivi. Senza quest’ultimi, infatti, possiamo dire addio alla competitività e ai tentativi di cogliere la ripresa. Inoltre, è doveroso far conoscere le opportunità in atto, visto che diverse indagini rilevano come gran parte delle imprese non sia a conoscenza delle possibilità di sostegno.

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