Maggiore competitività nel turismo. Si può e si deve fare meglio!

di Rete Sviluppo scritto il 21 giugno 2016

Il nostro paese dispone di un patrimonio artistico e culturale inestimabile, un’impeccabile posizione al centro del Mediterraneo e un clima accogliente, così come le sue coste e le sue montagne. Nonostante tutto ciò, secondo lo studio Travel & Tourism Competitiveness Index 2015, potremmo fare meglio.

Sviluppare il settore del turismo è sicuramente una missione molto complessa, che richiede una guida politica di alto livello, in stretta collaborazione con il settore privato. L’Italia è l’esempio di un Paese che non ha sicuramente niente per cui invidiare la Spagna, in termini di storia e di bellezze naturali, ma che ha esposto un approccio meno strategico per capitalizzare i punti di forza. Ci collochiamo quindi in una posizione non troppo favorevole rispetto alle potenzialità presenti.

Lo studio, dopo aver analizzato tutta una serie di fattori e politiche che incidono sullo sviluppo sostenibile del settore turismo in 141 paesi, colloca l’Italia all’8° posto nella classifica generale, e al 6° in Europa, dopo Spagna (1°), Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera.

I punti di forza dell’Italia sono cultura, storia, spettacolo (6°) e turismo naturale (2°). Oltre queste eccellenze resta il fatto che l’Italia debba sfruttare meglio il suo potenziale per sviluppare il settore turistico. L’ ambiente di business (127° su 141 paesi), ad esempio, ostacola gli investimenti privati ​​per una serie di motivi , tra cui un quadro giuridico inefficiente, una tassazione elevata e regolamenti che disincentivano gli IDE.

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Competitività nel turismo – Italia

L’indice di competitività dei prezzi ci colloca, ancor peggio, al 133° posto, più in basso rispetto a molti altri paesi dell’area mediterranea, tra cui la Spagna (105 °) e Grecia (113°).

Cosa ci dicono invece le classifiche in merito al turismo digitale?

L’indicatore ICT Readiness ci vede al 35° posto; sul podio Finlandia (1°), Hong Kong (2°) e Danimarca (3°) . Tale indicatore non viene calcolato solo su parametri strettamente tecnologici e infrastrutturali, ma anche attraverso la capacità delle aziende coinvolte di fornire servizi online. Impostazione che mette in luce proprio le nostre gravissime carenze: siamo al 102° posto per l’utilizzo di ICT nelle transazioni B2B, al 72° nelle transazioni B2C e al 56° come percentuale di Internet users.

Le nuove tecnologie e l’innovazione stanno rivoluzionando il settore turistico: la crescente fiducia nelle transazioni online, infatti, sta ridisegnando le parti in quest’ambito, chiedendo inevitabilmente alle aziende di rivedere il modo di fornire servizi. L’importanza del canale ICT non può, quindi, essere sottovalutata: i migliori attori stanno attirando clienti con strategie di marketing online e di branding a livello nazionale, offrendo servizi avanzati di customer care, che vanno ben oltre la singola prenotazione online.

Indicatori quali Prioritization of Travel&Tourism ci comunicano quanto purtroppo il settore turismo non sia tuttora prioritario per l’Italia; siamo al 65° posto. Malta al 1° posto a livello mondiale, con la Spagna, che in alcuni indicatori è spesso vicina all’Italia si colloca quasi sessanta posti più su, al 6°posto. L’importanza del “digital” sottolinea anche la necessità di valorizzare le risorse naturali e culturali, indubbiamente già presenti nel nostro Paese, ma che forse necessitano di maggiore visibilità.

Analizzando i singoli indicatori spicca l’87° posto per la priorità data dal Governo all’industria turistica, il 64° per percentuale di investimenti su bilancio totale e 123° posto per efficacia delle campagne di marketing e branding per attrarre turisti.

Non meno importanti, infine, i dati del World Economic Forum che analizzano anche il mercato del lavoro misurando la disponibilità di risorse umane e l’efficienza nell’allocarle. Anche qui, purtroppo, c’è da evidenziare che ci poniamo solo al 75° posto.  Nonostante il settore dei viaggi sia il secondo più grande datore di lavoro in tutto il mondo, con un enorme potenziale per l’ulteriore creazione di occupazione – si prevede di impiegare 338 milioni di persone entro il 2023 – la controparte italiana ha difficoltà ad attrarre i migliori talenti, sia per posizioni tecniche che manageriali.

Di cosa ha bisogno quindi il Paese Italia?

La prima necessità è un segnale forte, un radicale cambio di rotta, che dimostri una reale volontà del Paese di credere in quella che è l’industria del turismo. L’innovazione può e deve essere centrale nel nuovo modo di fare turismo in Italia. Suscitiamo meraviglia, ammirazione, stupore; siamo ben presenti nell’immaginario di tutti, dal cinese all’australiano ma poi, una volta arrivati in Italia, troppo spesso l’esperienza vissuta non è all’altezza delle aspettative oppure scadente.

E allora dobbiamo crederci, investendo in tutto ciò che ci contraddistingue, per far sì che il turista possa apprezzare e godere del nostro smisurato patrimonio e le sue mille sfaccettature, e sentirsene  sempre più parte. Sfruttare appieno gli strumenti innovativi e tecnologici che il mercato offre e rinnovare innovando il settore turistico italiano è l’unico modo per scalare le classifiche che vedono l’Italia troppo in basso per quello che ha da offrire al turista!

Il progetto TouriNet ha come obiettivo primario quello di condurre ricerca e sviluppo finalizzati alla definizione di nuove tecnologie per migliorare il business delle imprese del turismo, valorizzando la loro web reputation e promuovendo la creazione di sinergie tra attività di diverso tipo (ristoranti, alberghi, musei, etc.). In particolare vengono utilizzate innovative tecniche di Social Network Analysis (SNA),Sentiment Analysis, GIS e Web Semantico per produrre indicatori a partire dall’enorme miniera informativa presente online sulle imprese turistiche. È un progetto di ricerca sperimentale co-finanziato dalla Regione Toscana (Por Creo).

Rete Sviluppo

Professionisti e ricercatori che operano in diversi settori: ricerca sociale, economia, business advisory, sviluppo digitale, democrazia diretta e comunicazione.

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