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Turisti stranieri, a Firenze cresce il mordi e fuggi ma anche la spesa

by Rete Sviluppo on 24 March 2015 No comments

TURISMO – Stranieri a Firenze: il capoluogo toscano meglio di Venezia e poco sotto Roma. Cresce il mordi e fuggi, ma anche la propensione alla spesa. I visitatori stranieri nei nel 2014 sono cresciuti dell’1,3%, spendono 125 euro al giorno ma la permanenza media si è ridotta del 7,7%.

I dati riguardano l’intero anno 2014: nella comparazione con le altre città d’arte italiane (Venezia e Roma), emerge un trend positivo in tutti i valori presi in considerazione, dagli arrivi in valore assoluto alla spesa media giornaliera dei turisti. Unico neo: diminuisce ancora la permanenza media in riva d’Arno.

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LO STUDIO – È quanto emerge dallo studio di reteSviluppo, ente di ricerca statistico spin-off dell’Università di Firenze, a partire dai dati della Banca d’Italia che ha comparato i flussi turistici dell’area metropolitana del capoluogo toscano con le aree metropolitane di Roma e Venezia, tra 2014 e 2013.

I FLUSSI NEL 2014 – Per quanto concerne gli arrivi dei turisti stranieri, i dati totali del 2014, registrano un incremento abbastanza risicato (+1,3%), minore rispetto a quello dell’area metropolitana di Venezia (+3,1%) ma comunque positivo, a differenza di quanto accade nell’area metropolitana della Capitale (-4,5%).

CRESCE LA SPESA Continua invece ad essere molto positivo il dato economico, relativo alla spesa totale dei turisti stranieri, che vede, per l’area fiorentina, un incremento del 5,7% rispetto al 2013 (+0,9% a Venezia e +7,0% a Roma). A crescere in particolare è la spesa media giornaliera che aumenta rispetto al 2013 del 13,1% (125 euro contro i 111 euro del 2013). Se invece, sempre per quanto riguarda la spesa giornaliera, si prende il solito arco di tempo più lungo, confrontando quindi il 2014 con il 2010 vediamo che la crescita per Firenze è addirittura del 31,0% (+12,3% Venezia e +5,9% Roma).

IL COMMENTO «Nel complesso – sottolinea Nicolò Caciotti, ricercatore di reteSviluppo – possiamo insomma considerare il 2014 un anno abbastanza positivo per l’area metropolitana fiorentina sotto il profilo del turismo straniero». Permane tuttavia la riduzione della permanenza media dei turisti stranieri nell’area fiorentina, che rispetto al 2013 si contrae del 7,73% (-1,96% a Venezia, +11,02% a Roma. «In definitiva – evidenzia Caciotti – i turisti sono di più, spendono anche di più, ma rimangono meno notti».

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Perché non ha senso parlare di una Città metropolitana solo fiorentina

by Rete Sviluppo on 19 July 2012 No comments

Il recente decreto del Governo sulla spending review rappresenta solo l’ultimo, in ordine di tempo, tentativo di riorganizzazione dell’assetto istituzionale del nostro Paese fatto in nome del nobilissimo fine del contenimento della spesa pubblica. Tra gli elementi qualificanti del decreto di revisione della spesa vi è l’accorpamento e riduzione delle province, con una significativa razionalizzazione delle competenze fino ad oggi previste per l’ente provincia, molte delle quali (tra cui scuola e lavoro) passerebbero negli ambiti di Comuni o Regione. In 10 grandi poli urbani italiani la Provincia verrà sostituita – almeno inizialmente con i medesimi confini – dalla Città Metropolitana (CM), l’ente fino ad oggi incompiuto previsto dal nostro ordinamento fin dal 1990.

Firenze rientra in quest’ultima fattispecie, e ormai da anni il dibattito politico locale ha espresso l’esigenza di un governo di area vasta capace di trascendere gli storici confini amministrativi ponendosi in una dimensione metropolitana reale. La differenza tra la Provincia e la CM si esemplifica in questi termini: la Provincia è un’area vasta che comprende un territorio solo in parte urbanizzato, composto da Comuni che sono identificabili come comunità distinte; la CM è un’area vasta urbanizzata in cui i Comuni sono strutturalmente connessi, dal punto di vista economico e sociale ed infrastrutturale.

Il decreto sopra richiamato si pone all’interno di un solco recente scavato a partire dalla Legge delega sul Federalismo fiscale (42/2009), che vuole l’individuazione dei contorni di un’area metropolitana entro i confini amministrativi della Provincia, di fatto una contraddizione in termini considerando i diversi criteri che necessariamente muovono la perimetrazione di una Provincia (amministrativi) e di una Città – o Area – Metropolitana (funzionali).

Sin dal 2000 il Consiglio regionale della Toscana riconosce l’attuale territorio delle Province di Firenze, Prato e Pistoia come l’area metropolitana della Toscana centrale, ovvero un territorio fortemente integrato sotto gli aspetti funzionali e infrastrutturali e dalle significative sinergie di area vasta. L’area, che rappresenta a livello fisico il 21% del territorio toscano, raccoglie ben il 41% della popolazione regionale. L’elevata incidenza di quest’area non si ferma al solo dato demografico, approfondendosi ancor più in quello economico: nell’area metropolitana della Toscana centrale viene prodotto circa la metà dell’intero PIL regionale e sono presenti alcune delle principali funzioni terziarie avanzate della regione.

La possibilità di una Città Metropolitana solo fiorentina confligge evidentemente con la natura stesso di questo Ente, e quindi con gli stessi principi di razionalizzazione della spesa che il Governo si propone. Da qualche mese la Commissione Speciale per la Città Metropolitana della Provincia di Firenze sta lavorando per portare una proposta in Parlamento che invece dia la possibilità di riconoscere de iure la realtà metropolitana de facto Firenze-Prato-Pistoia, cui spetterebbe – oltre alle funzioni delle soppresse province – la pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali; la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano; mobilità e viabilità; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale.

La Commissione Speciale ha licenziato nei giorni scorsi un documento – frutto della collaborazione con l’Università di Firenze e ReteSviluppo S.c. – che formalizza passaggi e proposte necessari per giungere alla concretizzazione della Città metropolitana, con tutte le consultazioni da sottoporre agli interlocutori nazionali.

Lo studio socio-economico presente all’interno del documento palesa in maniera evidente la necessità di un governo su scala metropolitana dell’area Firenze-Prato-Pistoia, caratterizzata da fenomeni e processi complessi in cui gli attuali limiti amministrativi delle odierne province rappresentano un limite, piuttosto che una risorsa. Il fine non sarebbe, dunque, quello di fare di tre province una sola, quanto piuttosto quello di dotare di un governo metropolitano un’area vasta caratterizzata da forti connessioni e da fenomeni che caratterizzano, appunto, la scala metropolitana e non solo quella della provincia riconducibile al capoluogo Firenze. Puntare su un’area metropolitana solo ‘fiorentina’ riproporrebbe schemi e soluzioni del passato in un contesto di competizione globale dei territori molto mutato, in cui gli effetti e le sinergie d’area vasta (dalle infrastrutture all’ambiente, fino alla programmazione economica) rappresentano una delle principali leve sui quali oggi occorre puntare affinchè la riforma istituzionale si traduca in un cambiamento qualitativo dei rapporti tra Pubblica Amministrazione e territorio.

Trincerarsi per la strenua difesa dei campanili appare oggi come la più anacronistica strategia che gli enti locali possano adottare per il mantenimento dello status quo. L’auspicio è che le amministrazioni locali si risolvano a spingere in maniera più decisa nei confronti del Governo verso il riconoscimento di una realtà, come quella della Toscana centrale, che può rappresentare un importante passo in avanti per il superamento della frammentazione istituzionale che caratterizza in maniera così marcata il nostro Paese

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Rete SviluppoPerché non ha senso parlare di una Città metropolitana solo fiorentina