Immigrazione in Toscana: tra bilanci e sfide future

by Rete Sviluppo on 10 January 2017

Abbiamo deciso di aprire il 2017 con una panoramica sull’anno passato e una riflessione relativa alle prospettive future sulla gestione del fenomeno migratorio, con un focus sulla Regione Toscana.

Il fenomeno migratorio

11.570 profughi richiedenti asilo, ospitati in 764 strutture di accoglienza convenzionate con le prefetture toscane e altri 679 accolti in 14 centri SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Questi i dati sull’immigrazione in Toscana dell’ottobre 2016.

I numeri parlano di un fenomeno che richiede in primo luogo tempestività di intervento e risorse, ma il vero e più oneroso impegno a lungo termine è la programmazione di attività di inclusione socio-economica, che vadano oltre la prima accoglienza. Quali sono stati i progetti in opera? Quali le opportunità per il Paese ospitante?

L’esperienza della Regione Toscana

La Regione Toscana ha dimostrato grande virtuosismo fronteggiando la sfida della prima accoglienza con l’attuazione del modello di “accoglienza diffusa”, inaugurato nel 2011. Tale modello prevede la distribuzione dei migranti su gran parte del territorio, secondo il modulo della “piccola dimensione” (gruppi di massimo 20 persone) per evitare che grandi concentrazioni di migranti portino a situazioni di criticità all’interno delle comunità locali.

Ma la Regione non si è fermata alla prima accoglienza ed ha partecipato a numerosi progetti finanziati mediante fondi europei, Fondi Solid, oggi tradotti in Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) e Fondo sicurezza interni (Fsi). Vasta è ed è stata la gamma di obiettivi specifici dei progetti: dal miglioramento dei servizi per i richiedenti asilo, all’educazione sulle vie legali di migrazione nei Paesi di provenienza, all’insegnamento della lingua italiana, alla formazione e all’inserimento dei cittadini extracomunitari nel mondo del lavoro, fino allo scambio di buone pratiche tra Stati UE.

Oltre l’accoglienza: le sfide e gli obiettivi

migration-3La maggior parte di questi progetti mira dunque allo sviluppo della fase successiva all’accoglienza, ovvero l’integrazione. Un’ integrazione che passa dalla lingua e dal lavoro, come afferma Fleur Bakker, la fondatrice della Refugee Company, che si occupa di inserire i migranti nel mondo del lavoro. Al Omar, uno dei loro assistiti, ha dichiarato “lavorare ti fa sentire parte della società, inizi a sentirti più sicuro e a sperare che un giorno potrai essere indipendente”.

Se l’obiettivo specifico è l’inserimento lavorativo, l’obiettivo generale è l’inclusione sociale e con essa la sicurezza, non a caso gli strumenti finanziari relativi a immigrazione e sicurezza vanno a braccetto.

Per costruire una Regione e un Paese, sicuri è necessario “governare l’immigrazione” e non combatterla, concetto espresso dall’assessore all’immigrazione della Toscana Vittorio Bugli alla conferenza Mediterraneo Downtown, una maratona sui temi delle migrazioni e dell’accoglienza tenutasi a Prato il 12 novembre 2016, organizzata da COSPE onlus, Associazione Libera, Comune di Prato e Regione Toscana. Governare è fare informazione sui canali legali di immigrazione, ma governare può essere anche gestione e management dei flussi esistenti.

Le opportunità per il futuro

Per raggiungere governabilità e sicurezza sono necessarie professionalità specializzate. L’accoglienza diffusa è infatti un esempio di come la pianificazione di interventi richieda competenze specifiche che vanno oltre la logistica. Il successo del modello toscano è stato infatti reso possibile da un’attenta mediazione e ponderazione di interessi in fase progettuale e da una stretta collaborazione tra associazioni di volontariato, comuni e singoli cittadini in fase attuativa.

Nasce dunque l’esigenza di nuove figure professionali e una corrispondente offerta formativa, come il master biennale promosso dalla Fondazione Onlus Opera Santa Rita di Prato e dall’Università degli Studi di Firenze che approfondisce le normative, le politiche di integrazione e sanitarie coinvolte nella programmazione di interventi in materia di immigrazione.

Guardando al futuro, la gestione dei fenomeni migratori si dimostra un bacino ricco di opportunità di impiego per nuove figure in un momento di crisi occupazionale, mentre gli immigrati stessi si presentano come forza lavoro in un momento di difficoltà per alcuni settori lavorativi, nei quali la domanda supera di gran lunga l’offerta.

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BREXIT – Cosa può accadere alle aziende della Toscana?

by Rete Sviluppo on 24 June 2016

Solo poche ore dal voto che ha cambiato la vita dei cittadini britannici e, forse, anche di tutti quelli dell’Eurozona. Mercati in fibrillazione e tensione alle stelle. Vediamo in numeri la Toscana e cosa hanno da perdere le varie province con questo scenario.

Le due campagne referendarie sono ferme, gli Inglesi, i Gallesi, gli Scozzesi ed i Nord Irlandesi si sono espressi ed hanno deciso. Il 51,9% ha deciso che il futuro del Regno Unito è al di fuori di questa Europa  ed in solitaria. Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi i mercati saranno agitati ed il quadro normativo/politico internazionale sarà da ridefinire e rivedere. Facciamo però il punto su quello che la Toscana esporta oltre manica.

La riduzione delle esportazioni delle aziende toscane nei confronti del Regno Unito è realistica, a causa della futura presenza dei dazi e delle complicazioni normative.  Oltre ai dazi, la svalutazione della Sterlina nei confronti dell’Euro rende ancora meno appetibili i prodotti oltre confine e quindi anche toscani.

La Toscana ha avuto un export nei confronti dell’UK di ben 1 miliardo e 800 milioni di euro nel 2015 con una crescita del +17% rispetto al 2009. Firenze, negli ultimi 6 anni, ha raddoppiato il proprio fatturato dai rapporti economici con la Gran Bretagna portandosi oltre soglia 580 milioni di euro.

I settori che hanno trainato la crescita, a livello regionale, degli ultimi anni sono i prodotti tessili con un + 54%, gli articoli di abbigliamento con un +78% e gli articoli in pelle cresciuti del 71%. Sono queste tre voci fanno un terzo del fatturato da export oltre manica, ben 654 milioni di euro.

L’export del settore moda nell’area Firenze-Prato-Pistoia, in crescita costante negli ultimi 7 anni ha chiuso il 2015 con 664 milioni di euro, rappresentando oltre il 30% delle esportazioni regionali oltre manica. Una riduzione, anche solo di qualche punto percentuale, farebbe perdere centinaia di migliaia di euro alle aziende della Toscana.

Dopo Firenze, la provincia che ha avuto maggior rapporti economici oltre manica nel 2015, è Arezzo con 377 milioni di euro; in terza posizione Lucca con 263 milioni. Molto staccate dalle prime tre province troviamo Livorno, Grosseto e Massa-Carrara rispettivamente con 51, 28  e 25 milioni di euro.

Arezzo con il settore della metallurgia, in cui vengono ricompreso le lavorazioni orafe, è la seconda voce regionale con 126 milioni di euro, secondo solo alla pelletteria (escluso l’abbigliamento) fiorentina che esporta ben 241 milioni di euro in Gran Bretagna. Lucca e Prato con rispettivamente 63 e 62 milioni di euro si posizionano al 4° e 5° posto con i prodotti della filiera della carta e con l’abbigliamento.

Numeri alla mano l’export toscano oltre manica è decisamente sostanzioso e perdere anche solo qualche punto percentuale di questo fatturato è una grave perdita per la nostra regione. Se da un lato, però, non è pensabile che la Gran Bretagna azzeri gli acquisti fuori dai propri confini, diventando autosufficiente è altre sì possibile che le difficoltà di commercio con l’Eurozona, portino le aziende di sua maestà a guardare altrove.

Non ci resta che attendere e vedere tra 6 / 12 mesi cosa diranno i dati aggiornati.

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Innovare per crescere

by Rete Sviluppo on 7 June 2016

PMI e Innovazione, quali sono le opportunità in Toscana?

Il 10 maggio scorso, la Regione Toscana ha organizzato il workshop “La Toscana che innova: imprese, ricerca e competizione”, nel corso del quale, partendo dall’esperienza dei bandi “Ricerca, Sviluppo & Innovazione”, vi è stato un confronto tra aziende, categorie e mondo della ricerca e della formazione sulle opportunità che sono state messe a disposizione dalla Regione Toscana e sulle nuove modalità di interazione e collaborazione tra il mondo della formazione e quello del lavoro.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i numeri dei progetti presentati e finanziati. Nel dettaglio, sono stati presi in considerazione:

  • Bando 1. Progetti strategici di ricerca e sviluppo
    Il bando finanzia progetti strategici di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale realizzati da Grandi Imprese in aggregazione con Micro, Piccole e Medie Imprese, ed eventualmente in collaborazione con Organismi di Ricerca.
  • Bando 2. Progetti di ricerca e sviluppo delle PMI
    Il bando finanzia progetti di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale realizzati da Micro, Piccole e Medie Imprese, in forma singola o associata, ed eventualmente in collaborazione con Organismi di Ricerca.
  • Bando 3. Aiuti all’innovazione delle PMI

Il bando finanzia progetti di innovazione (Organizzativa e di processo) realizzati da Micro, Piccole e Medie Imprese, in forma singola o associata, del manifatturiero e dei servizi.
Le domande presentate nell’ambito dei tre bandi sono state 507 (41 per il Bando 1, 268 per il Bando 2, 198 per il Bando 3), di cui 357 ammesse alla fase 2 (Tasso di ammissione al 70%); di queste 357, sono state presentate 295 domande in fase 2, di cui 252 ammissibili a finanziamento e 138 finanziate (12 per il Bando 1, 38 per il Bando 2 e 88 per il Bando 3). Il tasso di finanziamento sulle domande presentate è del 27% (29% per il Bando 1, 14% per il Bando 2 e 44% per il Bando 3).

Ma cosa è stato finanziato? La maggior parte delle domande presentate (227) hanno riguardato l’ICT e la Fotonica, 173 la Fabbrica Intelligente ed 84 Chimica e Nanotec. Delle 138 domande finanziate, 63 riguardavano ICT e Fotonica, 42 Fabbrica Intelligente e 30 Chimica e Nanotec.

Con 44 progetti cofinanziati è Firenze la provincia che ne ha il maggior numero, seguita da Pisa con 27, Arezzo con 19, Prato con 14, Lucca con 13. Pistoia si colloca al sesto posto di questa particolare classifica con 9 progetti cofinanziati, seguita da Siena con 6, Livorno con 4 e Grosseto con 2. Non sono invece presenti progetti provenienti dalla provincia di Massa Carrara.

La Regione Toscana ha finanziato progetti per oltre 43 milioni di Euro, impegnandosi quindi nell’aiuto a PMI desiderose di crescere ed innovarsi. Del resto, quella dell’innovazione, è la strada maestra per spingere sulla crescita del nostro tessuto imprenditoriale, anche se è necessaria una sempre maggiore integrazione degli aiuti, al fine di far ripartire il motore degli investimenti produttivi. Senza quest’ultimi, infatti, possiamo dire addio alla competitività e ai tentativi di cogliere la ripresa. Inoltre, è doveroso far conoscere le opportunità in atto, visto che diverse indagini rilevano come gran parte delle imprese non sia a conoscenza delle possibilità di sostegno.

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La condizione abitativa in Toscana, tra luci e ombre

by Luca Caterino on 16 February 2016

Il Rapporto dell’Osservatorio Sociale Regionale svela che il 92% degli assegnatari di alloggi popolari è di cittadinanza italiana. Migliora lo stato di salute del mercato immobiliare, mentre forti criticità permangono sul fronte degli sfratti.

Dati interessanti provengono dalla fotografia scatta dall’Osservatorio Sociale attraverso il IV Rapporto sulla condizione abitativa in Toscana: da un lato, nel corso del 2014, si è osservata una ripresa del mercato immobiliare, grazie alla crescita delle compravendita di immobili residenziali (+5,6%) sostenuta da prezzi ancora in calo e da una prima ripresa dei mutui concessi dagli istituti di credito (+14,9%); gli aspetti di maggiore criticità continuano a riguardare l’emergenza sfratti, con l’aumento dei provvedimenti (+2,3%) e, soprattutto, delle esecuzioni di sfratto (+15,5%). Confrontando i dati degli sfratti in Toscana con la popolazione residente, si osserva un provvedimento di sfratto ogni 269 famiglie (mentre il dato nazionale è di uno ogni 334 famiglie) e un’esecuzione ogni 494 famiglie (contro le 715 in Italia). Il peggior rapporto tra provvedimenti di sfratto emessi e famiglie residenti si registra nelle province di Prato (1/152) e Pistoia (1/217). Ancora non provengono segnali positivi dall’Edilizia: prosegue il calo di nuove costruzioni che, nel 2013 (ultimo dato disponibile), sono quasi dimezzate (-46,1%) rispetto all’anno precedente.

A fronte delle difficoltà segnalate rispetto al bisogno primario dell’abitazione, la risposta pubblica ha agito su diversi fronti: dal Fondo sociale per l’affitto (oltre 20 milioni di euro, di cui circa 8 stanziati dalla Regione), al Fondo nazionale per la morosità incolpevole, grazie al quale nel 2014 sono stati assegnati 3,7 milioni di euro ai Comuni capoluogo ed i Comuni ad alta tensione abitativa, e il “Fondo sfratti”, con 4 milioni di euro di stanziamento regionale finalizzati ad evitare l’esecuzione degli sfratti per morosità di famiglie in temporanea difficoltà. Quest’ultimo strumento, nel 2014, ha visto un tasso di copertura delle domande pari al 69,8% dei richiedenti (731 beneficiari); il contributo medio erogato è stato di 5.466 euro.

Particolarmente interessante è l’approfondimento contenuto nel Rapporto che, in continuità con gli scorsi anni, analizza il patrimonio di edilizia pubblica e le caratteristiche degli assegnatari degli alloggi. Il patrimonio Erp gestito dalle undici Aziende pubbliche per la casa operative in Toscana è composto da 49.361 unità immobiliari (cui se ne aggiungono 1.283 in costruzione), più del 55% delle quali concentrate a Firenze (25,8%), Livorno (16,9%) e Pisa (12,5%). In Toscana in media si ha un alloggio di edilizia residenziale pubblica ogni 33,2 famiglie, contro il dato nazionale di un alloggio ogni 34,8 famiglie.

Maggiore disponibilità di alloggi si ha a Livorno (1 alloggio ogni 18,7 famiglie), Massa Carrara (1 ogni 23,4), Pisa (1 ogni 29,2) e Firenze (1 ogni 29,6). Minore disponibilità a Pistoia (1 ogni 58,5) e Prato (1 ogni 57,4).

Le famiglie che in Toscana vivono all’interno di un alloggio Erp sono 47.602 per un totale di 115.708 persone (2,43 componenti per famiglia). In tutto rappresentano quasi il 3% dei residenti nella regione e il 18,3% delle famiglie che vive in affitto. Nel 92% degli alloggi almeno un assegnatario ha la cittadinanza italiana: tale dato sconfessa quindi senza possibilità di replica l’affermazione secondo cui l’accesso all’alloggio popolare sarebbe una prerogativa dei soli cittadini stranieri.

Nel 27,4% dei casi la famiglia che vive nell’alloggio è composta da una sola persona, in valori assoluti si tratta di 13mila famiglie  unipersonali. Di queste 1.783 sono con assegnatario di età superiore  ad 85 anni. Il 94,7% degli alloggi Erp risulta assegnato a inquilini con regolare contratto di locazione, mentre le occupazioni senza titolo/abusive rappresentano l’1,7% del totale, contro il 6,2% del dato nazionale.

Il quadro generale offerto dal Rapporto ci mostra quindi un leggero miglioramento di alcuni indici relativi al mondo dell’abitazione, anche se permangono forti criticità sul fronte degli sfratti. Il patrimonio Erp, in tal senso, rappresenta un’importante risposta alle difficoltà economiche delle famiglie, accentuatesi negli ultimi anni, tuttavia i dati relativi alle graduatorie ci mostrano come soltanto circa il 12-13% dei nuclei presenti all’interno delle graduatorie comunali (di durata triennale) riesce ad avere accesso all’alloggio popolare. Un problema in tal senso, comune all’intero Paese, riguarda il basso tasso di turnover che, nella sostanza, viene garantito soltanto alla morte degli occupanti degli alloggi. Oltre all’accrescimento del patrimonio abitativo di edilizia residenziale pubblico, una maggiore efficacia delle politiche dell’alloggio (in termini di risposta ai bisogni di un pubblico più ampio) dovrebbe essere garantita dal passaggio ad una logica di “transitorietà” dell’alloggio popolare, utile cioè a supportare il nucleo familiare all’interno di periodi di difficoltà e facilitarne il miglioramento delle condizioni economiche che potranno quindi consentire, allo stesso nucleo, di potersi rivolgere al mercato privato della locazione, “liberando” risorse che potranno essere utilizzate per altri soggetti in difficoltà.

Il IV Rapporto sulla condizione abitativa in Toscana, è scaricabile dal sito web dell’Osservatorio Sociale Regionale

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Luca CaterinoLa condizione abitativa in Toscana, tra luci e ombre

OPEN DATA – La grande rivoluzione

by Lapo Cecconi on 22 March 2015

Prendiamo tutti gli abitanti di Firenze. Immaginiamo di poter disporre liberamente dei dati relativi alla loro biografia sanitaria: quante radiografie o ecografie hanno effettuato in un mese. Quanto hanno speso. Quanto è stata lunga la loro attesa in ogni ospedale per ogni singola cura. Poi liberare questi dati online (ovviamente rispettando la privacy). Mettere il cittadino nella condizione di potersi orientare nella struttura più adatta alle proprie esigenze e il sistema sanitario di intervenire dove c’è maggiore bisogno, in modo chirurgico.

Oppure immaginiamo di conoscere in diretta quanti operai sono coinvolti nei cantieri della tramvia. Quali sono i tempi di avanzamento e poter confrontare l’opera con i progetti di Nizza o di Strasburgo. In una parola open data. Ogni ente locale mette a disposizione il suo patrimonio informativo e lo restituisce alla comunità. Il risultato: un’istantanea dell’effetto delle politiche sul territorio.

Immaginiamo. Perché oggi, purtroppo non è (ancora) così. La colpa è di quella trasparenza che manca. Oppure di valanghe di numeri gettati in Rete e travestiti da trasparenza. Le Pa troppo spesso rovesciano sul web il contenuto dei propri cassetti, lasciando al cittadino il compito di fare ordine e mettere insieme le tessere del puzzle.

Al CNR di Pisa a marzo è stato presentato il progetto ODINet. Cos’è? Un «Google dei dati», una piattaforma che aggrega e rende accessibili i miliardi di dati pubblicati ogni giorno in Rete da imprese e Pa. Nel team di ricerca che lo ha progettato e ideato c’è anche reteSviluppo, unica azienda fiorentina ad aver dato il proprio contributo a questo strumento.

Nel 2015 il numero dei file aperti pubblicati online dagli enti pubblici è arrivato a quota 14mila. Un oceano, pieno di informazioni sporadiche e spesso non aggiornate. Il rischio è che il cittadino ci anneghi dentro. Serve un faro: l’azione di filtraggio e indirizzamento svolto dall’amministrazione.

Le elezioni regionali sono dietro l’angolo. L’obiettivo deve essere una rivoluzione. Di quelle vere. Fra le priorità della nuova Toscana che uscirà dal voto dovrà essere predicata e messa in pratica la religione civile della trasparenza. Non basta rendere accessibili i dati. Serve un’azione di narrazione, indirizzo e guida in un mare magnum dove oggi siamo tutti pescatori solitari.

Perché un cittadino informato è un cittadino sovrano e partecipe. La posta in palio è troppo alta per sbagliare. Open data significa: ospedali più efficienti, inquinamento sotto controllo, politica più trasparente. E un potere di controllo in chiave anticorruzione. Grandi Opere incluse.

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Lapo CecconiOPEN DATA – La grande rivoluzione

Geografia della crisi Toscana provincia per provincia

by Lapo Cecconi on 1 October 2014

 

Firenze ha retto l’onda della crisi con l’export, trainato da moda e meccanica, garantendo occupazione con il turismo. Massa è stata aggredita nell’edilizia e nelle costruzioni, e la ristorazione, il commercio e i servizi non hanno supplito a quanto la crisi ha «mangiato» nel resto della sua economia. A Prato invece l’occupazione è aumentata, però solo grazie a produzioni a basso valore aggiunto. Sono solo tre delle 10 fotografie che arrivano dai dati elaborati da Rete Sviluppo.

Le province che complessivamente sono andate meglio nell’ultimo periodo sono Firenze, Pisa (dove l’occupazione e l’aumento delle imprese sono dati positivi legati al turismo e all’hi-tech), Arezzo (con un exploit del settore oro, dopo anni di stallo) e Lucca (ma soprattutto, quasi solamente, grazie alle cartiere). Quelle peggiori sono state Massa, Prato (dove l’abbigliamento ha sostituito il tessile, cioè una produzione meno «ricca») ma anche Livorno. Anzi, per la (ex) principale provincia siderurgica e industriale della Toscana, se i dati fossero stati raccolti fin dall’inizio della sua crisi (metà del decennio scorso) il giudizio sarebbe ancora più severo.

Nel mezzo, con alterne fortune, si trovano Pistoia, dove l’export (soprattutto da i vivai) tiene ma non dà segnali sul fronte dell’occupazione. A Siena la farmaceutica traina l’export ma la crisi di Mps si fa sentire soprattutto sul consumo al dettaglio e sul valore aggiunto. Le tante crisi delle industrie grossetane vengono (pochissimo) attenuate dal buon successo dell’export, legato all’agricoltura.

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Se invece si va a vedere un periodo più lungo, cioè gli anni della crisi (dal 2009 al 2013) si nota come proprio a Massa ci sia il dato migliore per imprese attive (confronto primo trimestre 2009-2014): l’1,98 in più, così come a Prato (0,47%), mentre tutte le altre, comprese Pisa e Firenze, hanno un saldo negativo, fino al «fanalino di coda» Lucca (-5,31%). Lapo Cecconi, presidente di Rete Sviluppo, e il ricercatore Marco Scarselli spiegano: «Massa ha visto nascere più aziende, ma sono dei settori del terziario di basso livello, con scarso valore aggiunto. È la provincia con più “neet” (ragazzi che non studiano, non cercano lavoro e non si formano) della Toscana». Prato, nonostante i dati sul numero di imprese in positivo (+0,7% confronto primo trimestre 2013-2014) è proprio la città che ha retto peggio alla crisi. Prato ha infatti una vivacità imprenditoriale che non aumenta il Pil procapite: il tessile è stato sostituito dall’abbigliamento, soprattutto di ditte cinesi, quindi si lavora di più ma si “guadagna” di meno. Nel lungo periodo, forse, sarà un vantaggio. Nel breve, è un problema. Lo stesso che hanno avuto, nei 5 anni presi in considerazione dalle analisi, anche Lucca, Pistoia, Siena e Grosseto: quelle che hanno subito di più la crisi. E anche i segnali positivi di Grosseto sono soprattutto un “effetto rimbalzo”. Dal fondo, insomma, si può risalire.

 

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Lapo CecconiGeografia della crisi Toscana provincia per provincia

Money transfer e riciclaggio nella comunità cinese tra Firenze e Prato

by Rete Sviluppo on 4 July 2014

Negli ultimi mesi nell’area metropolitana toscana, in particolare a Firenze e a Prato, sono aumentate le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette a carico di cittadini stranieri, operazioni che provengono, in via prioritaria, da alcuni Paesi ‘a rischio’. La Cina in questo campo primeggia incontrastata: più del 40% delle segnalazioni di operazioni sospette a carico dei cittadini stranieri riguarda infatti cinesi.

Milioni di euro partono da Prato e Firenze, con destinazione Cina, tramite agenzie di money transfer, passando spesso da anonime fiduciarie e dalla cosiddetta banca di “tramitazione”, ossia la banca attraverso la quale transita il denaro inviato dal money transfer per essere successivamente veicolato alla sua destinazione finale (in alcuni casi, la stessa Bank of China, banca presente in Italia fin dal 1996 e il cui azionista di maggioranza, attraverso la Central Huijin Investment, è niente meno che lo Stato cinese). Secondo i dati della Banca d’Italia, in provincia di Firenze dal 2008 – data di inizio della crisi economica – ad oggi le rimesse cinesi verso la madrepatria ammontano ad oltre mezzo miliardo di euro, circa 94 milioni l’anno. Ancora più rilevante il fenomeno a Prato dove, nello stesso periodo, il territorio ha assistito ad un vero e proprio fiume di denaro in uscita verso la Cina: 267 milioni di euro ogni anno. Non tutto questo denaro è frutto di attività illecita, ma allo stesso tempo è altamente probabile che una parte del fenomeno sia rimasta sotto traccia.

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Già un lavoro su capital flight e paradisi fiscali del Centro Studi Strategici Internazionali imprenditoriali dell’Università di Firenze svelava che tramite filiali colluse di agenzie di money transfer vengono dunque trasferiti i frutti dello sfruttamento del lavoro nero, della contraffazione e dell’evasione fiscale mediante migliaia di tranches sottosoglia di segnalazione, spesso a nome di persone inesistenti o decedute. Alla base di tutto, purtroppo, vi è spesso la clandestinità, che va ad ingrossare le file della manodopera a nero e a basso costo (proprio perché clandestina), utilizzata dai cosiddetti confezionisti cinesi, i quali guadagnano anche con un altro “trucchetto” fiscale, peraltro incentivato dalle norme della madre patria cinese: sull’enorme flusso del denaro dall’Italia alla Cina può infatti influire anche il fatto che il governo cinese concede un notevole credito di imposta a chi esporta tessuti. Così le fatture in partenza dalla Cina sono sovrastimate (per incassare più credito di imposta), mentre quelle in arrivo in Italia sono sottostimate (per pagare meno Iva e dazi). Il destinatario, però, deve comunque poi pagare la differenza e lo fa appunto, a nero, attraverso i money transfer.

I dati della Banca d’Italia, elaborati sulla base delle segnalazioni degli sportelli money transfer, rivelano negli ultimi anni un crollo delle rimesse inviate da Prato e Firenze in Cina, tali dati però sono palesemente contraddetti da quanto invece emerge dalle indagini della Guardia di Finanza, che, anche recentemente, hanno dimostrato che solo alcuni money transfer pratesi hanno in realtà inviato in Cina più di tutte le rimesse che risultavano ufficialmente inviate da tutti gli sportelli della provincia di Prato secondo i dati Bankitalia. Il fenomeno riguarda naturalmente anche Firenze e non solo con riferimento alle rimesse tramite money transfer, tanto che già nel 2011 la Prefettura e la Camera di Commercio di Firenze avevano preparato un vademecum per le imprese su legalità e sicurezza in cui veniva trattato il tema delle transazioni di denaro con l’estero.

Recenti indagini hanno inoltre scoperchiato un giro di evasione per centinaia di milioni di euro: importatori di nazionalità cinese ed italiana immettevano nel territorio comunitario merci di origine e provenienza cinese, dichiarando valori imponibili assolutamente ‘fuori mercato’ e comunque apparentemente inidonei a consentire anche la sola copertura dei costi delle materie prime contenute nelle merci importate. Dietro tali elementi c’era dunque il sospetto di contrabbando doganale aggravato di tessuti, oltre alla commissione di altri reati di natura fiscale. La metodologia fraudolenta si basava in particolare sull’utilizzo di aziende, appositamente costituite, c.d. ‘cartiere’, utilizzate per brevi periodi, prive di una vera e propria struttura operativa (depositi e magazzini), economica e finanziaria, i cui rappresentanti legali, dietro il pagamento di un compenso, accettavano di figurare come titolari o legali rappresentanti delle stesse, senza svolgerne le relative funzioni. Le suddette cartiere all’atto dell’importazione, per non versare l’Iva all’Erario, ricorrevano alla procedura del deposito Iva in regime di sospensione d’imposta. Nello specifico, dopo aver estratto la merce mediante l’emissione di autofattura, la consegnavano direttamente alle ditte cinesi interessate, che in questo modo determinavano un’ingente evasione fiscale e concorrenza sleale nel settore commerciale.

Lo schema di tale tipo di frode è (purtroppo) tipico ed ormai ben conosciuto, basato sullo sfruttamento della possibilità di importare beni senza il pagamento dell’Iva attraverso la loro introduzione in depositi fiscali presenti sul territorio nazionale. La possibilità di estrarre i beni dal deposito fiscale senza che vi sia alcun effettivo esborso d’imposta viene quindi utilizzata dalle società organizzatrici dell’attività fraudolenta per interporre fittiziamente nelle operazioni di estrazione operatori di loro creazione, che non sono altro che le ‘società fantasma’ precedentemente descritte. L’utilizzo dei suddetti operatori commerciali interposti consente inoltre di creare indebiti crediti IVA a favore delle società destinatarie, alle quali le merci vengono successivamente vendute, tramite una vendita nazionale. Formalmente poi le dichiarazioni doganali vengono presentate a nome dei soggetti economici di comodo, al fine di rendere di più difficile individuare la portata della frode, frazionando e celando le reali responsabilità nell’illecito, anche nella prospettiva di ostacolare un’eventuale azione di recupero dei tributi evasi. Il tutto con la complicità di società esportatrici e case di spedizioni, che predispongono o fanno predisporre all’estero la documentazione commerciale e di trasporto necessaria ad aggirare i controlli doganali.

Secondo Lapo Cecconi, ricercatore di reteSviluppo – ente di ricerca spin-off dell’Università di Firenze – le indagini della Guardia di Finanza rivelano sistemi illegali dell’imprenditoria cinese solo all’apparenza complessi, che in realtà sfruttano una regolamentazione dei mercati lacunosa su molti aspetti. Il risultato è che in questi ultimi anni il territorio fiorentino e pratese si sono trovati a tentare di ‘fermare il mare con le mani’: ogni giorno milioni di euro abbandonano queste province, fuoruscendo quindi dal tessuto produttivo locale per dirigersi verso la Cina e altri Paesi. Lasciando per un attimo in secondo piano tutti quegli elementi relativi all’illegalità diffusa e all’evasione fiscale che caratterizza i sistemi che abbiamo descritto, vi è poi un discorso legato alla mancanza di liquidità del territorio, in un periodo storico in cui il sistema bancario evidentemente non sta facendo fino in fondo il proprio dovere di supporto al sistema produttivo. In questo momento siamo come un acquedotto pieno di piccoli fori: se non lo ripariamo per tempo il rischio di restare senza adeguate risorse finirà per diventare sempre più concreto.

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Open Data: un progetto di innovazione dalla Toscana

by Marco Scarselli on 8 May 2013

reteSviluppo partecipa al progetto ‘ODINet’ approvato a dicembre 2012 dalla Regione Toscana nel bando POR “Programma CreO FESR 2007-2013”.

Il progetto rientra all’interno del vasto movimento degli Open Data, che in Italia ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi tempi anche grazie alle novità normative introdotte – Legge 17 dicembre 2012 n.221, cd. Open Data by default – grazie alle quali, dal 19 marzo 2013, tutti i dati e documenti che le pubbliche amministrazioni pubblicano con qualsiasi modalità, senza l’espressa adozione di una licenza d’uso, si intendono rilasciati come dati aperti. È perciò probabile che nei prossimi anni il web fornirà una sempre crescente disponibilità di dati ed informazioni, con relativi problemi legati alla loro fruizione in ragione della diversità di formati, protocolli, metodologie e infrastrutture tecnologiche.

Il progetto ODINet prevede lo sviluppo di metodologie ed interfacce standard di accesso diretto ai dati online in modo integrato e federato, e si propone di sviluppare nuovi metodi di interrogazione e caratterizzazione dei dati nel web, per mezzo di tecniche di analisi e classificazione inerenti le reti sociali, sfruttando i collegamenti tematici, geografici, telematici e sociali insiti nei dati.

Le principali ricadute positive del progetto riguarderanno la Pubblica Amministrazione, gli enti produttori di dati, i cittadini, le aziende e la comunità scientifica. ODINet infatti si propone di sviluppare strumenti in grado di rendere maggiormente fruibili dati ed informazioni oggi caratterizzati da frammentarietà ed estrema dispersione, elementi di forte ostacolo agli obiettivi di maggiore trasparenza ed efficienza che le pubbliche amministrazioni intendono perseguire anche grazie alla diffusione di dati liberi. Open Data non è solo sinonimo di trasparenza della PA, ma può rappresentare anche un importante vettore di sviluppo economico in un contesto globale in cui l’informazione sta diventando uno dei beni più ricercati dagli attori economici.

L’ambizioso obiettivo del progetto – che oltre a reteSviluppo vede la partecipazione di Sistemi Territoriali S.r.l. (capofila), Simurg Ricerche S.N.C., Istituto di Fisiologia Clinica CNR Pisa e CQR S.r.l. – è quello di distinguersi dalla “concorrenza” internazionale e migliorare uno strumento open source (StatPortal Open Data) ed un portale (DatiOpen.it) interamente “made in Italy” che possano essere dei nuovi punti di riferimento in quanto ad innovazione, integrazione, analisi e visualizzazione dei dati.

Maggiori informazioni sono presenti sul portale del progetto ODINet

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Marco ScarselliOpen Data: un progetto di innovazione dalla Toscana

Bilancio partecipato di Monteriggioni: primo incontro e passeggiata di quartiere

by Rete Sviluppo on 14 May 2012

Sabato 12 maggio è iniziata la prima esperienza per Monteriggioni sul Bilancio Partecipato.

Un percorso di partecipazione, concordato e finanziato dalla Regione Toscana, che durerà un paio di mesi e che coinvolgerà oltre 100 cittadini, che potranno disporre della documentazione e delle informazioni necessarie per valutare importanti decisioni amministrative, sia riguardanti nuove opere che il funzionamento dei servizi. All’inizio dell’incontro di presentazione c’erano molte facce sorprese per la novità. Donne ed uomini, ragazzi e ragazze, casalinghe, pensionati e professionisti tutti insieme ad ascoltare il sindaco e gli assessori, che cercavano di spiegare nel modo più comprensibile possibile le complesse regole del Patto di Stabilità, della progettazione di un’opera pubblica, dell’organizzazione di una gara d’appalto, della gestione dei servizi pubblici locali. Dopo le presentazioni, sotto la regia di reteSviluppo a cui è affidato il coordinamento del progetto, i partecipanti hanno lasciato la sala dell’incontro per fare una passeggiata nel quartiere in modo da visionare direttamente i luoghi proposti per le nuove opere.

È stato così fatto un sopralluogo presso gli impianti sportivi di San Martino, dove si dovrebbe realizzare un nuovo centro civico, presso la grande area verde sotto alla Tognazza, dove dovrebbe nascere un nuovo parco urbano di oltre tre ettari, ed infine alla sede dei Donatori di Sangue di Uopini, dove l’immobile di proprietà comunale dovrebbe essere ristrutturato per dar vita ad un emporio polifunzionale. È stata ufficializzata anche la creazione del Comitato di garanzia, del quale fanno parte due consiglieri comunali, uno di minoranza ed uno di maggioranza, due rappresentanti dell’associazionismo locale e un cittadino. Nel bilancio 2012 il Comune metterà a disposizione di questo processo partecipato una parte del bilancio delle opere pubbliche, nell’ordine di circa un milione di euro. Le prossime assemblee di presentazione sono previste per mercoledì 16 maggio ore 21, complesso monumentale di Abbadia a Isola e giovedì alle ore 21 presso il Circolo Arci di Fontebecci. Intanto tutto il processo è visionabile sulla pagina Facebook Bilancio in “Comune” dove è disponibile l’intervista e l’invito a partecipare da parte del Sindaco Bruno Valentini

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