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Tasse sulla casa: conviene eliminarle?

di Luca Caterino scritto il 11 ottobre 2015

Nelle ultime settimane si è molto discusso di tassazione nel nostro Paese. A ragione, occorre dire, visto che l’Italia è il Paese europeo con il fisco più ‘pesante’: nel 2014 la Corte dei Conti ha rilevato una pressione fiscale generale pari al 43,7%, dato che secondo l’Istat risulta ancora più marcato per le imprese (50,3%). All’elevato regime di imposizione fiscale, come è noto, l’Italia abbina anche il primato continentale per quanto riguarda l’evasione fiscale, stimata in circa 180 miliardi di euro l’anno. All’interno dello scenario delineato si inserisce l’annuncio del Premier Renzi relativo alla prossima abolizione delle tasse sulla casa, Imu e Tasi.

Partendo dal presupposto che abbassare le tasse nel nostro Paese è – considerati i numeri riportati in premessa – intelligente e che dovrebbe rappresentare un obiettivo di tutti i partiti politici dell’arco parlamentare, in questa sede ci si chiede se è preferibile far passare l’obiettivo di alleggerimento della pressione fiscale dall’abolizione della tassa sulla casa. Chi scrive ritiene di no, per due semplici ragioni: primo, l’abolizione tout court di Imu e Tasi avrà effetti economici diseguali sulle famiglie, perché toccherà tanto le abitazioni economiche (per cui il risparmio si aggirerà intorno ai 100 euro per nucleo familiare) che gli immobili di pregio (in questo caso, invece, il risparmio si aggira nell’ordine di qualche migliaia di euro). Secondo motivo: l’abitazione è, per definizione, un patrimonio immobile, conosciuto dall’Agenzia del Territorio e dai Comuni, quindi le tasse su di esso sono molto più difficili da evadere. A ciò si aggiunga il fatto che circa l’80% delle famiglie italiane è proprietaria di un immobile: la tassazione in questo settore agisce quindi in maniera trasversale, evitando di colpire maggiormente alcune categorie, così come avviene per i lavoratori dipendenti nell’ambito della tassazione legata al reddito. Ciò di cui si potrebbe discutere, al limite, è di rendere la tassazione sulla casa più equa, uniformando i valori catastali sull’intero territorio nazionale e rivedendo i criteri di progressività nell’imposizione sulla base del valore dell’immobile.

Da più parti si ritiene che la priorità dovrebbe essere data all’alleggerimento delle tasse in capo alle imprese presenti nel nostro Paese, obiettivo già dichiarato dal presente Governo ma calendarizzato per il 2018. I dati positivi degli ultimi mesi relativi alla parziale ripresa dei consumi interni e all’incremento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati dalle imprese (con una ripresa dell’occupazione pur non ancora stabile) rappresentano due fattori che giocano a favore, rispettivamente, della domanda di beni e servizi e del clima di fiducia delle imprese rispetto ad una ripresa dei livelli produttivi. Aggredire la spesa pubblica improduttiva e abbassare il carico fiscale in capo alle imprese, consentendole di operare con una maggiore liquidità, dovrebbe rappresentare la scelta intelligente, incentivando la parte produttiva del Paese ‘a discapito’ della rendita immobiliare.

Luca Caterino

poco esperto, ma tanto curioso di economia e innovazione sociale

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