KIMAP – Barriere architettoniche, l’App per mapparle e schivarle diventa realtà

by Tommaso Rossi on 14 Marzo 2017

 Si chiama Kimap e contribuirà a migliorare la mobilità dei disabili attraverso il loro smartphone. Ecco come funziona.

Schivare ogni tipo di barriera architettonica e arrivare dritti a destinazione. Ma soprattutto farlo nel minor tempo possibile, evitando trappole e ostacoli che costituiscono l’odissea quotidiana di un disabile su due. È l’obiettivo di Kimap, un vero e proprio ecosistema tecnologico composto da un’applicazione per smartphone, un dispositivo IoT e una community di utenti che condividono esperienze e difficoltà. Il progetto è ideato da Kinoa, start-up fiorentina che ha nella sua mission integrazione tra Big Data e tecnologie di Internet of Things.

L’APPLICAZIONE è elemento portante dell’ecosistema digitale Kimap. Si configura come un vero e proprio navigatore dove l’utente, in modo semplice e intuitivo, può impostare come parametro per la selezione del percorso il livello di qualità del terreno desiderato, così da evitare percorsi sconnessi o gradini troppo alti. Contemporaneamente l’app è in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie a classificare in modo puntuale il territorio urbano ed extraurbano dal punto di vista dell’accessibilità. Grazie a sistemi di geolocalizzazione evoluti mantiene sempre aggiornato il database rilevando in tempo reale eventuali cambiamenti nella viabilità di marciapiedi e strade.

IL DISPOSITIVO IOT – Dietro il progetto di Kimap c’è la costruzione di un prototipo IoT (Internet of Things) che, se installato su una carrozzina, aumenta ulteriormente il livello di precisione della mappatura. Al suo interno, infatti, incorpora un innovativo chip di geolocalizzazione capace di ricevere e rielaborare dati sulla posizione da tutte le costellazioni di satelliti disponibili. Il dispositivo si nutre inoltre degli algoritmi che il team di ricerca della start up sta sviluppando insieme al laboratorio di ricerca SoBigData presso il CNR di Pisa.

LA COMMUNITY – Punto chiave dell’ecosistema sono i Kimappers: gli utenti che usando l’applicazione contribuiranno, in maniera del tutto automatica, ad aggiornare le mappe. Un piccolo esercito del quale chiunque può far parte – anche grazie al contributo delle numerose associazioni he si occupano di disabilità sul territorio – promuovendo o partecipando ad eventi di mappatura partecipata. Cittadini disabili, amministrazioni locali, famiglie e scuole potranno in questo contribuire a mappare in modo estremamente puntuale le barriere presenti in una particolare zona di un comune o condividere tragitti piacevoli, belli e facili da percorrere.

I PROSSIMI PASSI – Il progetto Kimap è vicino ad una piena operatività. Il primo marzo, infatti, è stata rilasciata la versione alpha dell’app e il team di ricerca sta già raccogliendo i primi dati sull’accessibilità a partire da alcune zone di Firenze. Il prossimo passo è quello di sviluppare ulteriormente l’applicazione estendendo la sperimentazione ad una scala territoriale più ampia, valorizzando le collaborazioni già in essere con le molte realtà associative che si occupano di diversabilità in Toscana e in Italia.

Dettagli ed informazioni: www.kimap.itinfo@kimap.it

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Tommaso RossiKIMAP – Barriere architettoniche, l’App per mapparle e schivarle diventa realtà

Il valore della cultura

by Tommaso Rossi on 28 Febbraio 2017

In Italia sembra esistere la consapevolezza dell’importanza della cultura per l’economia nazionale.

Questo settore però non viene considerato come prioritario, non c’è impegno nella valorizzazione delle sue potenzialità e si resta ancorati all’idea di una cultura appartenente alla sfera del tempo libero, un bene di consumo occasionale e, soprattutto, fuori dal mercato.

In realtà, secondo il Rapporto 2016 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, il sistema produttivo creativo e culturale italiano rappresenta nel 2015 il 6,1% della ricchezza complessiva del paese, pari a 89.725,2 milioni di euro. Anche a livello occupazionale il settore registra, sul totale della forza lavoro nel 2015, una quota di 6,1%, contando 1, 4919 milioni di occupati.

Se comparato all’economia complessiva del paese, che presenta valori di -0.1% per quanto riguarda il valore aggiunto e -1.5% sull’occupazione, il settore culturale e creativo risulta in crescita. Rispetto al 2011, infatti, è stato rilevato un incremento di 3600 di occupati (+0.2%) e di 538 milioni di euro sul valore aggiunto (+0.6%).

Un dato sull’occupazione di notevole interesse appare nel primo studio sull’Industria della Cultura e della Creatività in Italia pubblicato nel 2016 da EY (Ernst & Young) “Italia Creativa”. E’ emerso infatti che l’industria culturale e creativa si colloca in Italia al terzo posto in termini di numero di occupati sull’economia nazionale, preceduta soltanto dal settore delle costruzioni e da quello dell’industria alberghiera e ristorativa. Inoltre nel 2014, ulteriore elemento in controtendenza, ben il 41% degli occupati nell’Industria della Cultura e della Creatività ha un’età compresa tra i 15 e i 39 anni (a fronte di un valore medio nazionale pari a 37%).

Un pensiero comune è quello secondo il quale l’unico veicolo tramite il quale la cultura possa produrre ricchezza sia il turismo. Questo può portare a concentrare le risorse disponibili esclusivamente intorno a strategie di potenziamento della fruizione di monumenti storici e musei, nonché di attrazione di flussi turistici, rischiando di dar luogo ad  economie a basso grado di qualificazione con risultati solo nel breve periodo. Il turismo, pur essendo il principale beneficiario dello spillover culturale, non rientra in realtà nella classificazione dei settori appartenenti al sistema produttivo culturale e creativo, pertanto non ne viene tenuto conto nelle stime sopra descritte. Viene tuttavia considerato come un settore complementare a quello della cultura, che attiva il 37,5% della spesa turistica complessiva in Italia (Symbola, Unioncamere 2016).

Quando si parla di cultura, soprattutto in Italia, la si identifica inoltre spesso con il solo patrimonio storico-artistico. Quello che invece è importante sottolineare è che il sistema produttivo culturale e creativo è molto più ampio e che uno dei suoi elementi caratterizzanti è proprio la creatività. Quello del patrimonio storico-artistico è solo uno dei suoi settori costituenti che, per altro, si posiziona ad una delle ultime postazioni in termini di valore aggiunto ed occupazione. Performing arts e arti visive, Industrie creative e Industrie culturali sono gli altri settori che vanno a formare il così detto core delle attività culturali. Ad essi si aggiunge quello del Creative Driven, che, da solo, rappresenta il 38,2 % del valore aggiunto e il 38,7% degli occupati del sistema produttivo culturale e creativo.

Alla luce di questi dati, non resta che prendere in prestito le parole di uno dei maggiori rappresentanti della cultura italiana, Umberto Eco: “Con la cultura si mangia, non si mangia con l’anoressia culturale”.

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Tommaso RossiIl valore della cultura

Mappatura partecipata: quando l’innovazione incontra il bene pubblico

by Tommaso Rossi on 22 Febbraio 2017

La mappatura partecipata: che cos’è e le sue caratteristiche

Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento significativo delle iniziative di mappatura partecipata, iniziative che consistono nella creazione di mappe basate sul coinvolgimento diretto delle comunità locali. Il comune denominatore di queste attività è il fatto che non siano intraprese da cartografi, ma da gruppi di persone legate da interessi e caratteristiche comuni, come la condivisione del territorio, di determinate caratteristiche fisiche o socio-culturali.

Le mappe che nascono da questi processi partecipativi possono fornire un ampio spettro di informazioni oppure concentrarsi su una sola variabile, ad esempio la distribuzione delle risorse naturali, dei servizi sanitari, dei centri ricreativi, museali ecc.

Quello che rende di grande valore questo processo è la multidisciplinarietà delle sue implicazioni. In primo luogo, la lettura di un territorio attraverso le informazioni fornite dai suoi abitanti può consentire di analizzarne sia gli aspetti socio-economici e socio-culturali, che la fruizione o la qualità dei luoghi. Il percorso partecipativo può, inoltre, rappresentare una best- civico-politica utile all’aumento della coesione di una comunità, al miglioramento del proprio territorio fino ad una responsabilizzazione nei confronti della cosa pubblica e ad un maggior engagement a livello decisionale.

Gli strumenti e le esperienze

Gli strumenti utilizzati per il coinvolgimento delle comunità vanno da modelli in scala e disegni, i cui dati possono essere digitalizzati e incorporati in un GIS (Geographic Information System), fino a informazioni ricavate da immagini satellitari, GPS e file multimediali.

Una delle esperienze di maggior successo a livello internazionale di mappatura partecipata, che fonde immagini aeree, dispositivi GPS e mappe sul campo low-tech, è quella di OpenStreetMap. Il progetto coinvolge una comunità di utenti che contribuiscono ad aggiornare manualmente dati su strade, sentieri, stazioni, ospedali, luoghi di ristoro e attività all’aria aperta in tutto il mondo. OpenStreetMap costituisce un’alternativa open source ad altre mappe disponibili sul web che, nonostante siano affidabili, spesso sono vincolate da restrizioni tecniche o legali.

Un’esperienza di successo che sfrutta un approccio multimediale e l’integrazione di dati spaziali e non, consentendo la geomappatura di video, foto e suoni, è quella realizzata a Napoli con il progetto MappiNA. Gli utenti hanno contribuito a disegnare il volto della città sotto il profilo culturale segnalando eventi, monumenti ma anche spazi abbandonati, fornendo così utili indicazioni per la riqualificazione urbana.

Mappatura in tempo reale per il bene pubblico: Kimap

Le possibilità offerte dalla tecnologia hanno avviato una vera e propria escalation nella realizzazione di mappature partecipate sempre più precise e aggiornate. È questo il caso di Google Traffic, che permette al singolo cittadino di visualizzare sul proprio smartphone le informazioni aggregate sul traffico della gran parte delle strade urbane del mondo. Google Traffic si basa sulle tracce GPS lasciate dai milioni di utenti di Google Maps che, tramite i loro smartphone, inviano dati sulla loro posizione, dando così agli algoritmi di Google una base dati sempre aggiornata su cui costruire i propri servizi di navigazione.

I cittadini tuttavia, sono spesso inconsapevoli di contribuire alla produzione di dati, sfruttati per soli scopi commerciali. Da qui l’esigenza di nuove realtà che permettano mappature partecipate in tempo reale e studiate per restituire alla comunità dati utili e liberi. È in questo contesto che si colloca il progetto Kimap, ideato dalla start-up innovativa fiorentina Kinoa s.r.l., che permette una mappatura partecipata in tempo reale delle barriere architettoniche, offrendo così un supporto alla navigazione.

L’obiettivo di Kimap è l’incremento dell’autonomia e della mobilità dei disabili su percorsi sia urbani che extra-urbani. La community protagonista della raccolta dati è costituita dai disabili stessi, che attraverso un dispositivo IoT integrato nei loro ausili realizza in modo automatico la mappatura. Gli utenti saranno poi guidati attraverso la navigazione da una app per smartphones sui percorsi compatibili con la loro tipologia di ausilio (es. carrozzina a spinta manuale vs a motore elettrico).

Kimap ha tutti le carte in regola per essere il nuovo strumento per fare mappatura partecipata; empowerment della community, creazione di open data in tempo reale finalizzati al miglioramento della vita dei cittadini e allo sviluppo del territorio.

 

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Tommaso RossiMappatura partecipata: quando l’innovazione incontra il bene pubblico

La startup fiorentina Kinoa tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge con il progetto Kimap: la tecnologia al servizio della disabilità

by Tommaso Rossi on 17 Gennaio 2017

L’innovativo progetto Kimap, presentato dalla start up fiorentina Kinoa, è stato selezionato tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge, iniziativa rivolta alle imprese toscane impegnate nell’esplorazione delle potenzialità dei Big Data e promossa da SoBigData. Quest’ultimo è un laboratorio formato da enti di ricerca quali il CNR di Pisa, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e l’IMT Alti Studi Lucca e fa parte della più grande infrastruttura di ricerca sui Big Data in Europa.

L’obiettivo specifico di Kimap è facilitare e aumentare la mobilità e l’autonomia dei disabili. Per raggiungere tale risultato Kimap propone un sistema che si fonda su due parole chiave: mappatura partecipata delle barriere architettoniche e navigazione. La mappatura viene realizzata dagli utenti stessi attraverso un dispositivo incorporato nei loro ausili, mentre la navigazione è resa affidabile e di immediato utilizzo da un’applicazione per smartphones che guida gli utenti attraverso i percorsi mappati.

I beneficiari di Kimap sono in primo luogo i disabili potendo facilmente segnalare ostacoli, difficoltà e impedimenti nel percorrere una strada o un itinerario turistico; ma anche i produttori di ausili. Questa tecnologia permette loro di offrire un servizio aggiuntivo ai propri clienti, aumentando il contenuto di innovazione degli ausili ed accrescendone di fatto il valore. Non sono da escludere gli enti pubblici, che possono usare Kimap per adempiere agli obblighi di mappatura delle barriere architettoniche, in ottemperanza alla legislazione regionale e nazionale, o per lo sviluppo di percorsi turistici.

L’innovazione di Kimap non si limita al suo contenuto tecnologico ma si estende alla visione che vi sta dietro: lo sviluppo della tecnologia come riposta a necessità reali. L’analisi delle comunità locali, la rilevazione del problema di presenza di barriere e della mancanza di accessibilità sono stati i punti di partenza per l’ideazione di questo prodotto tecnologico. Kimap vuole dare risposta ad un’esigenza avvertita e segnalata da molti attori quali singoli cittadini, associazioni ed istituzioni.

 

COSA È KINOA

Kinoa srl è una giovanissima start up iscritta al registro nazionale delle Start up Innovative a marzo del 2016, nata come spin off di reteSviluppo dalla volontà imprenditoriale di Marco Scarselli (Co-founder) e Lapo Cecconi (Co-founder) con la partecipazione della stessa reteSviluppo (Firenze), di Iris Ricerche (Prato) e di Sistemi Territoriali (Pisa). Ha come mission la realizzazione di prodotti innovativi attraverso l’integrazione di Big Data e tecnologie di Internet of Things.

PER INFO SUL PROGETTO: Marco 347 060 465 – Lapo 347 706 1128kinoa.srl@gmail.com

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Tommaso RossiLa startup fiorentina Kinoa tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge con il progetto Kimap: la tecnologia al servizio della disabilità

Immigrazione in Toscana: tra bilanci e sfide future

by Tommaso Rossi on 10 Gennaio 2017

Abbiamo deciso di aprire il 2017 con una panoramica sull’anno passato e una riflessione relativa alle prospettive future sulla gestione del fenomeno migratorio, con un focus sulla Regione Toscana.

Il fenomeno migratorio

11.570 profughi richiedenti asilo, ospitati in 764 strutture di accoglienza convenzionate con le prefetture toscane e altri 679 accolti in 14 centri SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Questi i dati sull’immigrazione in Toscana dell’ottobre 2016.

I numeri parlano di un fenomeno che richiede in primo luogo tempestività di intervento e risorse, ma il vero e più oneroso impegno a lungo termine è la programmazione di attività di inclusione socio-economica, che vadano oltre la prima accoglienza. Quali sono stati i progetti in opera? Quali le opportunità per il Paese ospitante?

L’esperienza della Regione Toscana

La Regione Toscana ha dimostrato grande virtuosismo fronteggiando la sfida della prima accoglienza con l’attuazione del modello di “accoglienza diffusa”, inaugurato nel 2011. Tale modello prevede la distribuzione dei migranti su gran parte del territorio, secondo il modulo della “piccola dimensione” (gruppi di massimo 20 persone) per evitare che grandi concentrazioni di migranti portino a situazioni di criticità all’interno delle comunità locali.

Ma la Regione non si è fermata alla prima accoglienza ed ha partecipato a numerosi progetti finanziati mediante fondi europei, Fondi Solid, oggi tradotti in Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) e Fondo sicurezza interni (Fsi). Vasta è ed è stata la gamma di obiettivi specifici dei progetti: dal miglioramento dei servizi per i richiedenti asilo, all’educazione sulle vie legali di migrazione nei Paesi di provenienza, all’insegnamento della lingua italiana, alla formazione e all’inserimento dei cittadini extracomunitari nel mondo del lavoro, fino allo scambio di buone pratiche tra Stati UE.

Oltre l’accoglienza: le sfide e gli obiettivi

migration-3La maggior parte di questi progetti mira dunque allo sviluppo della fase successiva all’accoglienza, ovvero l’integrazione. Un’ integrazione che passa dalla lingua e dal lavoro, come afferma Fleur Bakker, la fondatrice della Refugee Company, che si occupa di inserire i migranti nel mondo del lavoro. Al Omar, uno dei loro assistiti, ha dichiarato “lavorare ti fa sentire parte della società, inizi a sentirti più sicuro e a sperare che un giorno potrai essere indipendente”.

Se l’obiettivo specifico è l’inserimento lavorativo, l’obiettivo generale è l’inclusione sociale e con essa la sicurezza, non a caso gli strumenti finanziari relativi a immigrazione e sicurezza vanno a braccetto.

Per costruire una Regione e un Paese, sicuri è necessario “governare l’immigrazione” e non combatterla, concetto espresso dall’assessore all’immigrazione della Toscana Vittorio Bugli alla conferenza Mediterraneo Downtown, una maratona sui temi delle migrazioni e dell’accoglienza tenutasi a Prato il 12 novembre 2016, organizzata da COSPE onlus, Associazione Libera, Comune di Prato e Regione Toscana. Governare è fare informazione sui canali legali di immigrazione, ma governare può essere anche gestione e management dei flussi esistenti.

Le opportunità per il futuro

Per raggiungere governabilità e sicurezza sono necessarie professionalità specializzate. L’accoglienza diffusa è infatti un esempio di come la pianificazione di interventi richieda competenze specifiche che vanno oltre la logistica. Il successo del modello toscano è stato infatti reso possibile da un’attenta mediazione e ponderazione di interessi in fase progettuale e da una stretta collaborazione tra associazioni di volontariato, comuni e singoli cittadini in fase attuativa.

Nasce dunque l’esigenza di nuove figure professionali e una corrispondente offerta formativa, come il master biennale promosso dalla Fondazione Onlus Opera Santa Rita di Prato e dall’Università degli Studi di Firenze che approfondisce le normative, le politiche di integrazione e sanitarie coinvolte nella programmazione di interventi in materia di immigrazione.

Guardando al futuro, la gestione dei fenomeni migratori si dimostra un bacino ricco di opportunità di impiego per nuove figure in un momento di crisi occupazionale, mentre gli immigrati stessi si presentano come forza lavoro in un momento di difficoltà per alcuni settori lavorativi, nei quali la domanda supera di gran lunga l’offerta.

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Tommaso RossiImmigrazione in Toscana: tra bilanci e sfide future

Effetto Brexit: e sul Turismo cosa cambia?

by Tommaso Rossi on 4 Luglio 2016

Pochi giorni fa abbiamo  analizzato cosa potrebbe accadere in Toscana e nelle varie province, ipotizzando che una riduzione delle esportazioni delle aziende toscane nei confronti del Regno Unito sia un’ipotesi realistica, a causa della futura e probabile presenza di dazi e di complicazioni normative; oltre a questo, la svalutazione della Sterlina nei confronti dell’Euro rende ancora meno appetibili i prodotti oltre confini e quindi anche quelli toscani.

Dal punto di vista turistico, quali potrebbero essere le ripercussioni? Proprio quest’ultimo aspetto, relativo alla possibile svalutazione della Sterlina potrebbe giocare un ruolo chiave nel potere di acquisto dei britannici.

Il Regno Unito, secondo i dati Banca d’Italia, occupa nel 2015 la terza posizione tra i mercati di provenienza dei principali paesi europei, con quasi 27 milioni di pernottamenti. Al primo posto troviamo la Germania con oltre 62 milioni di pernottamenti, seguita dalla Francia con 35,5 milioni di pernottamenti. Più indietro l’Austria con quasi 15 milioni, la Spagna con 14,6 milioni e l’Olanda con 11,9 milioni. Staccati il Belgio con 6,3 milioni di pernottamenti e la Svezia con 2,8 milioni.

Posizione che si mantiene stabile anche per ciò che riguarda la spesa dei britannici in Italia, con poco meno di 3.000 milioni di Euro. Anche in questo caso a guidare la classifica dei principali paesi europei è la Germania con 5.469 milioni di Euro, seguita dalla Francia con 3.549 milioni di Euro e, appunto, dal Regno Unito. Troviamo poi l’Austria con 1.517 milioni di Euro, seguita dalla Spagna con 1.144 e dall’Olanda con 1.032. Infine, Belgio e Svezia, rispettivamente, con 614 e 319 milioni di Euro.

Ma il peso dei turisti d’oltre manica aumenta guardando alla spesa giornaliera pro capite che, con 109,2 euro giornalieri è la più alta dietro a quella degli svedesi (112,8 euro), ben più cospicua della spesa giornaliera pro capite media europea (93,8 euro) e di quella degli altri principali mercati di provenienza europea (quella tedesca è di 87,4 euro, quella francese di 100 euro e quella spagnola di 78,5 euro).

Quello britannico è un turismo principalmente da città d’arte e da sport invernali, ed è proprio quello relativo alle città d’arte che potrebbe avere ripercussioni anche per la Toscana.

Il turismo britannico, infatti, rappresenta anche in Toscana una bella fetta di turismo straniero, essendo il quarto mercato di provenienza tra i principali paesi europei per numero di presenze ed il terzo per numero di arrivi. Nel 2015, sono infatti 1 milione e 500 mila le presenze britanniche in Toscana e 412.500 gli arrivi.

Il principale mercato europeo è, anche in Toscana, quello tedesco con 4 milioni e 350 mila presenze e circa 805 mila arrivi nel corso del 2015. A seguire i Paesi Bassi con 1 milione e 925 mila presenze e 313 mila arrivi; troviamo poi la Francia con 1 milione e 790 mila presenze e 546 mila arrivi e, appunto, il Regno Unito. Vi è poi la Spagna con 782 mila presenze e 309 mila arrivi, seguita dal Belgio con 681 mila presenze e 147 mila arrivi, dall’Austria con 566 mila presenze e 125 mila arrivi e, infine, dalla Svezia con 272 mila presenze e 78 mila arrivi.

E’ ancora presto per capire le conseguenze del referendum della Gran Bretagna sulle presenze turistiche britanniche in Toscana legate ad un possibile impoverimento reale causato da una possibile svalutazione della sterlina, ma è anche vero che sia a livello nazionale che toscano, il peso della Gran Bretagna non è di poco conto, soprattutto perché strettamente legato a quel turismo delle città d’arte ben rappresentato dalla Toscana.

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Tommaso RossiEffetto Brexit: e sul Turismo cosa cambia?

BREXIT – Cosa può accadere alle aziende della Toscana?

by Tommaso Rossi on 24 Giugno 2016

Solo poche ore dal voto che ha cambiato la vita dei cittadini britannici e, forse, anche di tutti quelli dell’Eurozona. Mercati in fibrillazione e tensione alle stelle. Vediamo in numeri la Toscana e cosa hanno da perdere le varie province con questo scenario.

Le due campagne referendarie sono ferme, gli Inglesi, i Gallesi, gli Scozzesi ed i Nord Irlandesi si sono espressi ed hanno deciso. Il 51,9% ha deciso che il futuro del Regno Unito è al di fuori di questa Europa  ed in solitaria. Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi i mercati saranno agitati ed il quadro normativo/politico internazionale sarà da ridefinire e rivedere. Facciamo però il punto su quello che la Toscana esporta oltre manica.

La riduzione delle esportazioni delle aziende toscane nei confronti del Regno Unito è realistica, a causa della futura presenza dei dazi e delle complicazioni normative.  Oltre ai dazi, la svalutazione della Sterlina nei confronti dell’Euro rende ancora meno appetibili i prodotti oltre confine e quindi anche toscani.

La Toscana ha avuto un export nei confronti dell’UK di ben 1 miliardo e 800 milioni di euro nel 2015 con una crescita del +17% rispetto al 2009. Firenze, negli ultimi 6 anni, ha raddoppiato il proprio fatturato dai rapporti economici con la Gran Bretagna portandosi oltre soglia 580 milioni di euro.

I settori che hanno trainato la crescita, a livello regionale, degli ultimi anni sono i prodotti tessili con un + 54%, gli articoli di abbigliamento con un +78% e gli articoli in pelle cresciuti del 71%. Sono queste tre voci fanno un terzo del fatturato da export oltre manica, ben 654 milioni di euro.

L’export del settore moda nell’area Firenze-Prato-Pistoia, in crescita costante negli ultimi 7 anni ha chiuso il 2015 con 664 milioni di euro, rappresentando oltre il 30% delle esportazioni regionali oltre manica. Una riduzione, anche solo di qualche punto percentuale, farebbe perdere centinaia di migliaia di euro alle aziende della Toscana.

Dopo Firenze, la provincia che ha avuto maggior rapporti economici oltre manica nel 2015, è Arezzo con 377 milioni di euro; in terza posizione Lucca con 263 milioni. Molto staccate dalle prime tre province troviamo Livorno, Grosseto e Massa-Carrara rispettivamente con 51, 28  e 25 milioni di euro.

Arezzo con il settore della metallurgia, in cui vengono ricompreso le lavorazioni orafe, è la seconda voce regionale con 126 milioni di euro, secondo solo alla pelletteria (escluso l’abbigliamento) fiorentina che esporta ben 241 milioni di euro in Gran Bretagna. Lucca e Prato con rispettivamente 63 e 62 milioni di euro si posizionano al 4° e 5° posto con i prodotti della filiera della carta e con l’abbigliamento.

Numeri alla mano l’export toscano oltre manica è decisamente sostanzioso e perdere anche solo qualche punto percentuale di questo fatturato è una grave perdita per la nostra regione. Se da un lato, però, non è pensabile che la Gran Bretagna azzeri gli acquisti fuori dai propri confini, diventando autosufficiente è altre sì possibile che le difficoltà di commercio con l’Eurozona, portino le aziende di sua maestà a guardare altrove.

Non ci resta che attendere e vedere tra 6 / 12 mesi cosa diranno i dati aggiornati.

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Tommaso RossiBREXIT – Cosa può accadere alle aziende della Toscana?

Maggiore competitività nel turismo. Si può e si deve fare meglio!

by Tommaso Rossi on 21 Giugno 2016

Il nostro paese dispone di un patrimonio artistico e culturale inestimabile, un’impeccabile posizione al centro del Mediterraneo e un clima accogliente, così come le sue coste e le sue montagne. Nonostante tutto ciò, secondo lo studio Travel & Tourism Competitiveness Index 2015, potremmo fare meglio.

Sviluppare il settore del turismo è sicuramente una missione molto complessa, che richiede una guida politica di alto livello, in stretta collaborazione con il settore privato. L’Italia è l’esempio di un Paese che non ha sicuramente niente per cui invidiare la Spagna, in termini di storia e di bellezze naturali, ma che ha esposto un approccio meno strategico per capitalizzare i punti di forza. Ci collochiamo quindi in una posizione non troppo favorevole rispetto alle potenzialità presenti.

Lo studio, dopo aver analizzato tutta una serie di fattori e politiche che incidono sullo sviluppo sostenibile del settore turismo in 141 paesi, colloca l’Italia all’8° posto nella classifica generale, e al 6° in Europa, dopo Spagna (1°), Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera.

I punti di forza dell’Italia sono cultura, storia, spettacolo (6°) e turismo naturale (2°). Oltre queste eccellenze resta il fatto che l’Italia debba sfruttare meglio il suo potenziale per sviluppare il settore turistico. L’ ambiente di business (127° su 141 paesi), ad esempio, ostacola gli investimenti privati ​​per una serie di motivi , tra cui un quadro giuridico inefficiente, una tassazione elevata e regolamenti che disincentivano gli IDE.

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Competitività nel turismo – Italia

L’indice di competitività dei prezzi ci colloca, ancor peggio, al 133° posto, più in basso rispetto a molti altri paesi dell’area mediterranea, tra cui la Spagna (105 °) e Grecia (113°).

Cosa ci dicono invece le classifiche in merito al turismo digitale?

L’indicatore ICT Readiness ci vede al 35° posto; sul podio Finlandia (1°), Hong Kong (2°) e Danimarca (3°) . Tale indicatore non viene calcolato solo su parametri strettamente tecnologici e infrastrutturali, ma anche attraverso la capacità delle aziende coinvolte di fornire servizi online. Impostazione che mette in luce proprio le nostre gravissime carenze: siamo al 102° posto per l’utilizzo di ICT nelle transazioni B2B, al 72° nelle transazioni B2C e al 56° come percentuale di Internet users.

Le nuove tecnologie e l’innovazione stanno rivoluzionando il settore turistico: la crescente fiducia nelle transazioni online, infatti, sta ridisegnando le parti in quest’ambito, chiedendo inevitabilmente alle aziende di rivedere il modo di fornire servizi. L’importanza del canale ICT non può, quindi, essere sottovalutata: i migliori attori stanno attirando clienti con strategie di marketing online e di branding a livello nazionale, offrendo servizi avanzati di customer care, che vanno ben oltre la singola prenotazione online.

Indicatori quali Prioritization of Travel&Tourism ci comunicano quanto purtroppo il settore turismo non sia tuttora prioritario per l’Italia; siamo al 65° posto. Malta al 1° posto a livello mondiale, con la Spagna, che in alcuni indicatori è spesso vicina all’Italia si colloca quasi sessanta posti più su, al 6°posto. L’importanza del “digital” sottolinea anche la necessità di valorizzare le risorse naturali e culturali, indubbiamente già presenti nel nostro Paese, ma che forse necessitano di maggiore visibilità.

Analizzando i singoli indicatori spicca l’87° posto per la priorità data dal Governo all’industria turistica, il 64° per percentuale di investimenti su bilancio totale e 123° posto per efficacia delle campagne di marketing e branding per attrarre turisti.

Non meno importanti, infine, i dati del World Economic Forum che analizzano anche il mercato del lavoro misurando la disponibilità di risorse umane e l’efficienza nell’allocarle. Anche qui, purtroppo, c’è da evidenziare che ci poniamo solo al 75° posto.  Nonostante il settore dei viaggi sia il secondo più grande datore di lavoro in tutto il mondo, con un enorme potenziale per l’ulteriore creazione di occupazione – si prevede di impiegare 338 milioni di persone entro il 2023 – la controparte italiana ha difficoltà ad attrarre i migliori talenti, sia per posizioni tecniche che manageriali.

Di cosa ha bisogno quindi il Paese Italia?

La prima necessità è un segnale forte, un radicale cambio di rotta, che dimostri una reale volontà del Paese di credere in quella che è l’industria del turismo. L’innovazione può e deve essere centrale nel nuovo modo di fare turismo in Italia. Suscitiamo meraviglia, ammirazione, stupore; siamo ben presenti nell’immaginario di tutti, dal cinese all’australiano ma poi, una volta arrivati in Italia, troppo spesso l’esperienza vissuta non è all’altezza delle aspettative oppure scadente.

E allora dobbiamo crederci, investendo in tutto ciò che ci contraddistingue, per far sì che il turista possa apprezzare e godere del nostro smisurato patrimonio e le sue mille sfaccettature, e sentirsene  sempre più parte. Sfruttare appieno gli strumenti innovativi e tecnologici che il mercato offre e rinnovare innovando il settore turistico italiano è l’unico modo per scalare le classifiche che vedono l’Italia troppo in basso per quello che ha da offrire al turista!

Il progetto TouriNet ha come obiettivo primario quello di condurre ricerca e sviluppo finalizzati alla definizione di nuove tecnologie per migliorare il business delle imprese del turismo, valorizzando la loro web reputation e promuovendo la creazione di sinergie tra attività di diverso tipo (ristoranti, alberghi, musei, etc.). In particolare vengono utilizzate innovative tecniche di Social Network Analysis (SNA),Sentiment Analysis, GIS e Web Semantico per produrre indicatori a partire dall’enorme miniera informativa presente online sulle imprese turistiche. È un progetto di ricerca sperimentale co-finanziato dalla Regione Toscana (Por Creo).

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Tommaso RossiMaggiore competitività nel turismo. Si può e si deve fare meglio!

Innovare per crescere

by Tommaso Rossi on 7 Giugno 2016

PMI e Innovazione, quali sono le opportunità in Toscana?

Il 10 maggio scorso, la Regione Toscana ha organizzato il workshop “La Toscana che innova: imprese, ricerca e competizione”, nel corso del quale, partendo dall’esperienza dei bandi “Ricerca, Sviluppo & Innovazione”, vi è stato un confronto tra aziende, categorie e mondo della ricerca e della formazione sulle opportunità che sono state messe a disposizione dalla Regione Toscana e sulle nuove modalità di interazione e collaborazione tra il mondo della formazione e quello del lavoro.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i numeri dei progetti presentati e finanziati. Nel dettaglio, sono stati presi in considerazione:

  • Bando 1. Progetti strategici di ricerca e sviluppo
    Il bando finanzia progetti strategici di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale realizzati da Grandi Imprese in aggregazione con Micro, Piccole e Medie Imprese, ed eventualmente in collaborazione con Organismi di Ricerca.
  • Bando 2. Progetti di ricerca e sviluppo delle PMI
    Il bando finanzia progetti di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale realizzati da Micro, Piccole e Medie Imprese, in forma singola o associata, ed eventualmente in collaborazione con Organismi di Ricerca.
  • Bando 3. Aiuti all’innovazione delle PMI

Il bando finanzia progetti di innovazione (Organizzativa e di processo) realizzati da Micro, Piccole e Medie Imprese, in forma singola o associata, del manifatturiero e dei servizi.
Le domande presentate nell’ambito dei tre bandi sono state 507 (41 per il Bando 1, 268 per il Bando 2, 198 per il Bando 3), di cui 357 ammesse alla fase 2 (Tasso di ammissione al 70%); di queste 357, sono state presentate 295 domande in fase 2, di cui 252 ammissibili a finanziamento e 138 finanziate (12 per il Bando 1, 38 per il Bando 2 e 88 per il Bando 3). Il tasso di finanziamento sulle domande presentate è del 27% (29% per il Bando 1, 14% per il Bando 2 e 44% per il Bando 3).

Ma cosa è stato finanziato? La maggior parte delle domande presentate (227) hanno riguardato l’ICT e la Fotonica, 173 la Fabbrica Intelligente ed 84 Chimica e Nanotec. Delle 138 domande finanziate, 63 riguardavano ICT e Fotonica, 42 Fabbrica Intelligente e 30 Chimica e Nanotec.

Con 44 progetti cofinanziati è Firenze la provincia che ne ha il maggior numero, seguita da Pisa con 27, Arezzo con 19, Prato con 14, Lucca con 13. Pistoia si colloca al sesto posto di questa particolare classifica con 9 progetti cofinanziati, seguita da Siena con 6, Livorno con 4 e Grosseto con 2. Non sono invece presenti progetti provenienti dalla provincia di Massa Carrara.

La Regione Toscana ha finanziato progetti per oltre 43 milioni di Euro, impegnandosi quindi nell’aiuto a PMI desiderose di crescere ed innovarsi. Del resto, quella dell’innovazione, è la strada maestra per spingere sulla crescita del nostro tessuto imprenditoriale, anche se è necessaria una sempre maggiore integrazione degli aiuti, al fine di far ripartire il motore degli investimenti produttivi. Senza quest’ultimi, infatti, possiamo dire addio alla competitività e ai tentativi di cogliere la ripresa. Inoltre, è doveroso far conoscere le opportunità in atto, visto che diverse indagini rilevano come gran parte delle imprese non sia a conoscenza delle possibilità di sostegno.

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Tommaso RossiInnovare per crescere

La partecipazione in Toscana – La legge regionale n. 46 del 2013 ed i risultati ottenuti

by Tommaso Rossi on 3 Maggio 2016

Con la legge regionale n. 46 del 2013 in materia di “Dibattito pubblico e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”, la Regione Toscana ha dato seguito alla legge regionale n. 69 del 2007 “Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”, prima in Italia in materia di partecipazione. Con queste previsioni normative la Regione è intervenuta direttamente nel rapporto tra istituzioni e cittadini cercando di incentivare e diffondere nuove forme e nuovi metodi di partecipazione; percorsi e regole condivise per discutere i problemi di una comunità, valutare le possibili soluzioni attraverso il dialogo ed il confronto, entro tempi definiti, nella fase che precede la vera e propria decisione.

Così come la legge regionale n. 69 del 2007, anche la legge regionale n. 46 del 2013 ha affidato ad una specifica Autorità per la garanzia e la promozione della partecipazione il compito di incentivare la partecipazione dei cittadini a livello regionale e locale per incoraggiare un rinnovamento delle istituzioni integrando la loro azione con strumenti di democrazia partecipativa nonché per diffondere la cultura della partecipazione e la valorizzazione di tutte le forme di impegno civico, dei saperi e delle competenze diffuse nella società. La Regione inoltre ho sostenuto e sostiene anche economicamente lo svolgimento dei processi partecipativi presentati da enti locali, imprese, associazioni, istituti scolastici, cittadini.

In base al rapporto redatto dall’Autorità per la garanzia e la promozione della partecipazione della Regione Toscana, nel periodo che va da Aprile 2014 a Maggio 2015, sono stati presentati 106 progetti la maggior parte dei quali, il 66%, da enti locali; complessivamente 54 su 106 progetti sono stati approvati (51%).

Se confrontiamo tale attività con quella svolta nel periodo 2008-2013 dall’Autorità istituita sulla base della legge n. 69 del 2007, notiamo che in tutto il periodo sono stati presentati 220 progetti di cui 116 (il 53%) sono stati finanziati. Se ne deduce che il numero di richieste presentate è cresciuto notevolmente considerato che in un anno e mezzo i progetti presentati sono stati, in valore assoluto, pari alla metà di quelli presentati in 5 anni di attività.

Altra considerazione da fare è che nel quinquennio 2008-2013 i progetti finanziati presentati dagli enti locali erano stati pari al 78%; nel 2014-1015 sono stati pari al 57% segno di una crescita delle altre tipologie di richiedenti. Significativo in particolare il caso delle imprese; nel 2008-2013 era stata soltanto una impresa a presentare la domanda mentre nel 2014-2015 sono già state già 12. Di queste soltanto 3 hanno però visto approvato il loro progetto.

Dando uno sguardo alla provenienza geografica dei progetti finanziati, il 33% proviene dalla Provincia di Firenze, il 15% dalla Provincia di Pisa, l’11% dalla Provincia di Lucca, il 9% dalla Provincia di Prato e Siena, il 7% dalla Provincia di Grosseto, il 6% dalla Provincia di Pistoia, il 4% dalla Provincia di Massa Carrara e Livorno, solamente il 2% dalla Provincia di Arezzo.

Il 40% dei progetti finanziati hanno avuto ad oggetto strumenti di programmazione e governance partecipativa (formulazione piani, regolamenti e/o politiche per la partecipazione; politiche pubbliche per la mobilità e i trasporti; politiche pubbliche per lo sviluppo economico/turismo; Bilanci partecipativi; piani di sviluppo locale e strumenti strategici; politiche per l’istruzione: progettazione offerta didattica; politiche pubbliche culturali; politiche pubbliche per l’integrazione), il 32% coesione e beni comuni (creazione legami/“patti” comunitari, contratti di fiume ecc; Piani partecipati della protezione civile; strategie di coesione sociale), il 28% la pianificazione territoriale (recupero e rivitalizzazione centri storici; formulazione piani urbanistici e regolamenti; progettazione ambientale; progettazione di servizi; progettazione e riqualificazione scuole e servizi scolastici; recupero edifici storici e progettazione di servizi).

I dati mostrano come la legge abbia svolto un ruolo di sensibilizzazione e sia sempre più un punto di riferimento per gli attori del territorio, non solo enti locali ma anche imprese, associazioni, comitati di cittadini che vogliono investire nella costruzione di percorsi inclusivi.

Il taglio alle risorse a cui anche tali processi sono andati incontro da parte della Regione Toscana rischia di colpire negativamente il trend positivo di crescita delle richieste visto sopra. La speranza è che nei prossimi mesi ed anni la Regione confermi gli stanziamenti degli anni precedenti in modo da sostenere anche economicamente i percorsi che verranno attivati sul territorio.

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Tommaso RossiLa partecipazione in Toscana – La legge regionale n. 46 del 2013 ed i risultati ottenuti