Nativi digitali e Intelligenza Artificiale: I dati degli AI LAB nelle scuole medie di Firenze

Nell’ambito del progetto “Salto con la rete”, in collaborazione con la Diaconia Valdese, abbiamo realizzato gli AI LAB nelle scuole medie di Firenze: Pirandello, Verdi e Beato Angelico. Attraverso un’analisi approfondita delle risposte di oltre 140 studenti e studentesse, abbiamo tracciato una mappa accurata del loro rapporto con l’Intelligenza Artificiale.

Ecco i dati principali emersi dai laboratori:

1. Il sentimento verso l’IA: oltre l’entusiasmo

Nonostante la giovane età, i ragazzi e le ragazze non mostrano un’accettazione acritica. La “divisione semantica” delle parole associate all’IA rivela un approccio molto cauto:

  • Il sentimento negativo è il più diffuso (38,4%) . Gli studenti hanno espresso questa preoccupazione attraverso termini legati all’inganno e alla falsità (come “fake”, “falsità”, “maschera”, “impostore”), alla paura per il futuro (“rovina”, “ci ucciderà”, “sostituzione”, “distruzione del mondo”) e alla critica etica (“arte rubata”, “inquinante”, “spreca acqua”). Non mancano definizioni ironiche come “deficienza artificiale” o “stupido”.
  • Il sentimento neutrale si attesta al 31,2%. In questa categoria rientrano descrizioni prettamente tecniche o funzionali. I termini più ricorrenti sono legati all’hardware e al software (“robot”, “computer”, “algoritmo”, “tecnologia”, “dispositivo”, “wifi”) o ai brand dei servizi già noti come “Siri”, “Alexa”, “Google” e “ChatGPT”.
  • Le opinioni positive rappresentano il 30,4% del totale. Chi vede l’IA con favore si concentra sulla sua natura di assistente. Emergono parole come “aiuto”, “soluzione”, “consigli”, “velocità” e “intelligenza”. L’IA viene vista come un supporto per “risolvere i problemi”, una fonte di “informazioni” e uno strumento per la “creazione” e il “futuro”.

2. Abitudini e frequenza d’uso

L’IA è uno strumento già integrato nella quotidianità, ma non ancora in modo pervasivo per tutti:

  • Il 26% degli studenti e delle studentesse dichiara di utilizzarla qualche volta a settimana.
  • Il 25% la utilizza qualche volta al mese.
  • L’uso quotidiano intensivo riguarda il 14% (almeno una volta al giorno) e l’8% (più volte al giorno).
  • Il 12% degli intervistati dichiara di non averla mai utilizzata.
  • I servizi più citati includono ChatGPT, Google/Gemini, Meta AI, Siri e strumenti specifici per lo studio come Knowunity.

3. Utilità percepita e Rischi

Abbiamo chiesto ai partecipanti di valutare l’impatto dell’IA su diversi aspetti della loro vita con un punteggio da 1 a 5 in cui 1 stava per poco e 5 per molto:

  • La pericolosità è il valore più alto registrato, con una media di 3,31, segno di una forte consapevolezza dei rischi.
  • Utilità generale: viene valutata positivamente con una media di 3,24.
  • Supporto allo studio: l’utilità per “fare i compiti” ha una media di 2,32, superata dalla ricerca di “informazioni pratiche” con 2,77.
  • Indispensabilità: gli studenti la considerano ancora uno strumento accessorio, con un punteggio di 2,05.

Questi dati confermano che la generazione dei cosiddetti “nativi digitali” attraversa una fase di profonda ambivalenza. Da un lato, i ragazzi e le ragazze dimostrano di possedere già dei segnali di allarme istintivi nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, come dimostra l’alto valore attribuito alla pericolosità percepita. Tuttavia, questa consapevolezza rimane spesso confinata a un livello teorico, faticando a tradursi in una reale dimestichezza critica durante l’uso pratico degli strumenti. Sebbene i giovani vedano la tecnologia come una facilitazione utile soprattutto per informazioni pratiche, la loro capacità di navigare le insidie è ancora fragile e incompleta.

Questa discrepanza è emersa con chiarezza durante le sfide poste dai nostri laboratori. Abbiamo messo alla prova studenti e studentesse con dei veri e propri tranelli, come la richiesta di descrivere nel dettaglio le clausole del “Trattato di Pace di Atlantide”, un documento storicamente inesistente. In questo scenario, le risposte dell’IA si sono rivelate ambigue: pur negando l’esistenza del trattato, gli strumenti proponevano di “inventarne” le leggi sul momento. Nonostante la diffidenza dichiarata nei sondaggi, molti studenti sono caduti nel tranello, omettendo di leggere con attenzione le condizioni poste dall’algoritmo e finendo per accettare e riportare informazioni totalmente false.

L’esperimento mostra che, messi davanti alla velocità di una risposta automatica, il senso critico tende a soccombere. Il problema principale non risiede dunque nello strumento in sé, ma nella necessità di sviluppare senso critico, insegnando ai più giovani a soffermarsi su quello che leggono e a non accontentarsi di ciò che l’IA produce. La sfida educativa che ci attende è quella di trasformare la loro diffidenza in un metodo di analisi più scrupoloso, al fine di non delegare la propria capacità di giudizio a strumenti che possono aiutare ma non sostituire. 

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