“Zitto e ascolta!” – La Peer Education e il nuovo ruolo dell’insegnante.

by Stefano Ciapini on 11 Maggio 2022

Nel preferire l’attività di peer alla lezione frontale il compito del docente rimane fondamentale sotto più punti di vista. E non si tratta solo di un ruolo di controllo dell’ordine della classe e di punizione in caso di comportamenti scorretti, c’è molto di più.

Il docente non più centrale, ma comunque fondamentale.

Non lo si vuole negare: nella meccaniche di peer education l’insegnante non sale in cattedra, non è più il sole attorno a cui gravitano i ragazzi, ma questo non deve ormai sorprendere. Come si diceva, tuttavia, il docente rimane una guida per i ragazzi e le ragazze, pur secondo modalità e schemi diversi.
Va sottolineato che gli alunni che si accingono a svolgere un’attività di peer education avranno sempre come punto di riferimento l’adulto, tali attività non sono infatti un “liberi tutti!”, non equivalgono assolutamente ad una ricreazione.
È in questa fase iniziale che il docente dovrà guidare i componenti della classe a capire la differenza tra ciò che si sta per svolgere e una qualsiasi altra attività ricreativa: la peer education trasferisce responsabilità e capacità d’azione nelle mani degli alunni, e questa trasmissione dev’essere ben compresa: sarà compito dell’insegnante far passare questi concetti e avere un occhio vigile affinché questo spirito permanga durante tutta l’attività.

Insegnante e alunno sullo stesso livello.

È vero che l’aspetto cattedratico viene a perdersi quando si sceglie di intraprendere un percorso all’insegna della peer education. Il concetto base è infatti che una nozione, un’informazione o una skill trasmessa sono recepite in maniera più efficace se a “lanciarle” non è l’adulto, il docente, bensì il compagno di classe.
È proprio questo ambiente protetto che viene a crearsi che permette agli alunni di esprimersi con una libertà non indifferente, una libertà che è anticamera dello sviluppo di responsabilità e riflessione in merito alle conseguenze delle proprie azioni. Ragazzi più ricettivi si trasformano alunni con un bagaglio di conoscenze e esperienze messe a frutto con maggior soddisfazione e con un risultato finale potenzialmente più elevato.
Affinché la presenza dell’insegnante non risulti ingombrante in questo piccolo ambiente protetto che viene a crearsi in classe, questi dovrà compiere l’importante sforzo di mettersi al pari dei ragazzi durante le attività, pur non abbandonando quell'”occhio vigile” di cui sopra.
Lo sforzo non è indifferente, anzi: implica dismettere dei panni ipoteticamente indossati fino a quel momento, ma il risultato sarà davvero soddisfacente anche per l’insegnante stesso. Per arrivare a questo è necessario però un percorso di formazione specifico!

Il ruolo dell’insegnante nel creare le giuste condizioni per l’attività.

Il docente deve avere più livelli di sensibilità e, come già introdotto all’inizio dell’articolo, è su di esso che ricade la responsabilità del buon avvio delle attività.
In questo frangente la conoscenza degli alunni è fondamentale, perché la peer education, di primo acchito, può risultare un approccio non troppo confortevole per tutti. È da mettere in conto che molte persone coinvolte (in realtà lo stesso insegnante, pertanto figuriamoci i ragazzi!) abbiano da uscire dalla propria comfort zone, ed ecco che il ruolo dell’adulto torna nevralgico: niente deve risultare come qualcosa di imposto e calato dall’alto, la bontà di questo genere di pratiche risiede anche nella capacità dell’educatore di far “uscire fuori” spontaneamente i ragazzi. Per creare queste condizioni è necessario sapere su quali leve fare forza, sapendo chi a livello individuale è per propria indole più ricettivo e reattivo, e chi invece ha bisogno di una spinta più dolce.
La creazione di questo ambiente è di grande importanza anche e soprattutto per queste persone più timide e in difficoltà nell’esporsi di fronte agli altri, ed è in questa fase che si scrive il destino dell’attività di peer education. Avrà successo fra i ragazzi? Funzionerà? Dipende molto da questa preparazione: è anche l’insegnante ad avere in mano il buon esito dell’esperienza!

In conclusione: l’insegnante non può mancare!

La figura dell’adulto rimane molto importante nelle attività di peer education, sempre considerando che, come ci sono delle cose in capo al docente, ci sono altre abilità che possiedono solo i ragazzi e di cui i “grandi” non possono proprio disporre. Però attenzione: il ruolo dell’insegnante non deve essere invasivo… ma non deve nemmeno sparire!

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Stefano Ciapini“Zitto e ascolta!” – La Peer Education e il nuovo ruolo dell’insegnante.

ReteSviluppo nelle scuole all’insegna della Digital Transformation

by Stefano Ciapini on 7 Aprile 2022

Il mondo e la società oggi cambiano i propri sistemi di riferimento ad una velocità molto elevata.
I rapporti tra esseri umani si conformano secondo modalità in continua evoluzione e così i giovani e i giovanissimi configurano dinamiche interpersonali talvolta anche del tutto estranee a ciò a cui le generazioni precedenti erano abituate.
Questo ha importanti risvolti nell’ambito educativo e formativo, dove si palesa la necessità di instaurare una connessione con ragazzi e ragazze secondo dinamiche nuove o comunque di recente ideazione.

Il mondo post pandemia: un’accelerata alla trasformazione digitale.

Non è un caso che queste considerazioni vengano fatte a seguito della pandemia globale che ci ha tenuti di fronte a uno schermo per più di due anni: il sistema educativo si è trovato di punto in bianco in balia di strumenti di comunicazione rispetto a cui, spesso, mancava anche l’alfabetizzazione.
È in quel periodo che come ReteSviluppo ci siamo mossi per offrire un supporto a docenti, genitori e studenti, ed è da lì che poi si è approfondita la necessità da parte degli istituti scolastici di scoprire metodi innovativi di formazione ed educazione, per esempio nell’ambito dei social, o attraverso tecniche di gamification, o ancora per mezzo di attività di peer education.

Imparare e riflettere attraverso l’interattività e il linguaggio innovativo.

C’è un fattore comune tra tutte le attività messe in campo sia presso la scuola media che le superiori, ovvero l’interattività: il coinvolgimento in prima persona di studenti e studentesse permette di imbastire un percorso che pone i ragazzi al centro, sentendosi così parte attiva di un processo di formazione coinvolgente e stimolante.
Lo si fa, come dicevamo, sfruttando linguaggi propri di preadolescenti e adolescenti.
Si prenda il caso della gamification, ovvero l’uso di tecniche mutuate dai giochi e dai videogame, e che approfondiremo in un prossimo articolo: in questo caso è evidente l’approccio che punta a parlare la lingua dello studente.
Oppure si pensi, riferendoci in particolare ai percorsi attuati nelle secondarie di secondo grado, alla peer education: anche in questo caso lo studente diviene parte attiva del percorso, stavolta con un metodo responsabilizzante e volto alla cooperazione.

Un percorso in continua evoluzione.

Concludendo, l’attività di ReteSviluppo nelle scuole, di cui oggi abbiamo dato un’infarinatura con la chiave di lettura della Digital Transformation, continua e si evolve all’insegna della partecipazione e dell’innovazione. Presto approfondiremo nel dettaglio le tante attività messe in campo!

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Stefano CiapiniReteSviluppo nelle scuole all’insegna della Digital Transformation

Democrazia partecipativa: nuova linfa per la dimensione pubblica delle decisioni

by Tommaso Rossi on 8 Marzo 2016

I cambiamenti cui sembrano andare incontro negli ultimi anni le democrazie moderne, in modo particolare la perdita di centralità delle forme di rappresentanza e di partecipazione, hanno finito inesorabilmente con il far emergere nuove idee di riforma della pratica democratica come il concetto di democrazia partecipativa. Un orientamento da cui hanno preso avvio approfondimenti ed approcci teorici ampi ed articolati ma anche diffuse e diversificate pratiche “partecipative”.

In letteratura vi è anche una ampia discussione riguardo al significato di democrazia partecipativa così come alla distinzione terminologica rispetto all’espressione democrazia deliberativa . Non è tuttavia obiettivo di questo articolo approfondire le differenze terminologiche tra le due espressioni quanto sottolineare soprattutto l’emergere di una nuova e per certi versi intermedia forma di democrazia tra quella rappresentativa e quella diretta che definiamo per semplicità in questo articolo partecipativa.

Per democrazia partecipativa si intende un modello in cui la partecipazione è assunta quale metodo di governo della cosa pubblica, in base a criteri di inclusione, collaborazione e stabilità del confronto fra istituzioni e società civile: in particolare essa si configura come un’interazione entro procedure pubbliche (amministrative, normative, di controllo) fra società e istituzioni, che mira, mediante forme collaborative di gestione dei conflitti, a produrre di volta in volta un risultato unitario in funzione del miglior perseguimento dell’interesse generale.

Secondo Umberto Allegretti, nella democrazia partecipativa le persone sono presenti come singoli e attraverso associazioni, e agiscono autonomamente nell’istruttoria, nella consultazione e nella stessa decisione in seno però a procedure istituzionali riconosciute: “cittadini comuni” che intervengono attraverso autocandidatura o su chiamata attraverso sorteggio o con altre modalità imparziali scelte dall’istituzione che conduce il processo.

Solitamente i cittadini definiscono delle raccomandazioni ma è l’istituzione ad assumere la vera e propria decisione finale. Per Allegretti pertanto la democrazia partecipativa implicherebbe un ruolo importante da parte delle istituzioni che non perderebbero il loro ruolo decisorio ma che rimarrebbero al contrario centrali all’interno del processo. Dall’altra parte i cittadini agirebbero come legittimi protagonisti, autonomi e capaci di influenzare la decisione; non si tratterebbe delle classiche procedure della democrazia diretta o delle esperienze di autogestione in cui da soli i cittadini decidono in merito ad una specifica tematica. Si assisterebbe pertanto ad una situazione in cui, all’interno di una procedura organizzata, le due componenti (cittadini ed istituzione) sarebbero reciprocamente riconosciuti.

Nonostante le potenzialità della democrazia partecipativa, altrettanto, diffuse sono le perplessità dovute anche al fatto che, in diverse occasioni, sono state nutrite attese che poi hanno avuto difficoltà ad essere realizzate concretamente. È opportuno pertanto interrogarsi tanto sui punti di forza che sui punti di debolezza di tale approccio e delle esperienze realizzate, in modo da alimentare le opportunità di cambiamento offerte da questo nuovo orientamento che sembra in grado di garantire nuova linfa alla dimensione pubblica delle decisioni. In un periodo in cui la politica e gli organi di rappresentanza sembrano aver perso il loro ruolo storico, queste nuove forme di partecipazione potrebbero infatti garantire una rinnovata partecipazione collettiva con forme e modalità nuove.

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Tommaso RossiDemocrazia partecipativa: nuova linfa per la dimensione pubblica delle decisioni

L’ascolto attivo nei processi partecipativi

by Tommaso Rossi on 4 Gennaio 2016

Far partecipare non significa soltanto promuovere un processo partecipativo ma significa anche utilizzare e sviluppare metodologie inclusive adeguate al coinvolgimento dei cittadini.

Tra queste abbiamo deciso di parlare in questo articolo dell’”ascolto attivo”, una metodologia teorizzata in Italia da Marianella Sclavi, docente di etnografia urbana presso il Politecnico di Milano, nel suo libro “Arte di ascoltare e mondi possibili”.

Secondo Sclavi, l’ascolto per essere “attivo” deve avere a che fare con le dinamiche dell’umorismo e delle emozioni: deve essere aperto e rivolto non solo verso l’altro, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie emozioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista.

L’ascolto attivo parte dal presupposto che, nell’interazione, vi sono “archi di possibilità” che diamo per scontati e dei quali non siamo consapevoli all’interno dei quali si inscrivono i nostri comportamenti. Essere consapevoli di queste “cornici”, di cui siamo parte e che condizionano il nostro modo di vedere e di agire, è un punto strategico dell’ascolto attivo.

Uno degli assunti fondamentali di questa metodologia è infatti il seguente: “Se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.” L’Ascolto Attivo significa passare dalla contrapposizione “giusto-sbagliato”, “io ho ragione-tu hai torto”, “amico-nemico” ad una situazione in cui ci si pone nella condizione di capire l’interlocutore. Questa metodologia ribalta l’approccio tradizionale del buon osservatore che dovrebbe essere passivo, neutrale; propone al contrario la necessità di abbandonare un approccio razionale nel quale le emozioni sono considerate come disturbatrici della conoscenza e di sposare al contrario un atteggiamento attivo, aperto al dialogo, disposto a mettere in discussione le proprie certezze, attento agli interessi in gioco invece che alle posizioni, dando molta importanza alle percezioni soggettive dell’altro.

Le basi teoriche di questo approccio sono state delineate da studiosi che sostengono la priorità dell’ascolto in un paradigma dialogico (Bachtin, Bube, Heidegger) e dai teorici dei sistemi complessi (Ashby, Bateson, Emery e Trist, Kurt Lewin, Von Foerster).

L’ascolto attivo è sicuramente un approccio complesso ma fondamentale per avviare processi inclusivi che non si limita a registrare opinioni o punti di vista dei cittadini o degli stakeholder ma a creare un vero e proprio dialogo cercando di capire ciò che essi cercano di esprimere.

Vi sono una pluralità di tecniche di ascolto attivo: l’outreach, letteralmente “raggiungere fuori”, ovvero andare a consultare le persone piuttosto che aspettare che queste lo facciano spontaneamente (distribuzione materiale informativo a casa o presso i centri di aggregazione, articoli sui giornali o spot informativi, interventi informativi e di sensibilizzazione all’interno di gruppi specifici ecc..); “l’animazione territoriale” ovvero promuovere la sensibilizzazione e la partecipazione degli attori locali intorno a dei problemi comuni raccogliendo delle informazioni quantitative e qualitative; organizzare “camminata di quartiere” ovvero passeggiate per il quartiere con le persone interessate (piccoli gruppi di cittadini, professionisti, tecnici, funzionari); aprire “punti o sportelli” informativi sul territorio; riunire piccoli gruppi per mettere a fuoco o analizzare un argomento (“focus group”) o per trovare soluzioni creative ai problemi (“brainstorming”, letteralmente “tempesta di cervelli”). L’importante è dare rilevanza alla fase d’ascolto soprattutto nella fasi preliminari di un percorso partecipativo, quando si tratta di avviare un processo, individuare gli attori e le tematiche su cui concentrarsi.

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Tommaso RossiL’ascolto attivo nei processi partecipativi

La partecipazione dei cittadini attraverso il bilancio partecipativo

by Tommaso Rossi on 8 Ottobre 2015

Contoanchio: l’esperienza del Comune di Campi Bisenzio

La partecipazione dei cittadini quale possibilità di influire sulle scelte di un’amministrazione pubblica ha visto negli ultimi anni una diffusione sempre maggiore tanto che, parallelamente ad istituti già previsti ed utilizzati quali i referendum, le consultazioni o le petizioni, sono prolificate le esperienze di percorsi partecipativi. Esperienze eterogenee che hanno un minimo comun denominatore quale quello di avviare forme innovative di coinvolgimento dei cittadini di fianco alle classiche forme di coinvolgimento della democrazia rappresentativa: forme strutturate di ascolto e di dialogo per ricostruire un rapporto di fiducia con le istituzioni, per ricostruire la coesione sociale, per programmare ed essere più vicini possibile alle esigenze delle persone. Un approccio quello partecipativo fondato sull’ascolto, sull’inclusione, sull’interazione, sulla creazione di piccoli gruppi di discussione coordinati da facilitatori per giungere all’elaborazione dal basso di proposte fatte dalla cittadinanza.

Tra le varie forme innovative di coinvolgimento dei cittadini vi è sicuramente quella del bilancio partecipativo in quanto in grado di promuovere il coinvolgimento su uno dei documenti più importanti sui quali l’amministrazione è chiamata a decidere: il bilancio comunale. Il bilancio partecipativo è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita della propria città attraverso il quale si consente loro di avere un ruolo attivo nello sviluppo e nella elaborazione delle politiche comunali. Nel bilancio partecipativo, la popolazione è invitata a stabilire delle priorità in vari campi o settori in merito a come investire una determinata somma economica messa a disposizione dall’amministrazione comunale.

A partire dagli anni ’90, molte amministrazioni hanno promosso esperienze di questo tipo. Tra queste il Comune di Campi Bisenzio ha deciso di intraprendere nel 2015 Contoanchio, la prima esperienza di bilancio partecipativo per questa amministrazione comunale.

Vediamo da vicino questa positiva esperienza coordinata dalla società reteSviluppo. L’amministrazione ha suddiviso il territorio in tre zone. Il primo bilancio partecipativo è stato dedicato ad una zona specifica (Sant’Angelo, San Piero a Ponti, San Cresci, San Donnino). Il Comune ha messo a disposizione 200mila euro. L’oggetto del processo partecipativo sono state le tematiche relative a: scuole (manutenzione straordinaria); viabilità (illuminazione pubblica, marciapiedi, piccoli manti stradali); verde urbano (arredo urbano, attrezzature  ludiche, sistemazione e manutenzione straordinaria dei percorsi pedonali). Hanno partecipato i cittadini facenti parte di un campione rappresentativo sotto il profilo demografico e sociale e quelli che si sono autocandidati. Il percorso è stato caratterizzato da incontri pubblici di presentazione, di discussione e di restituzione dei progetti elaborati dai cittadini. I partecipanti hanno avuto la possibilità di chiedere incontri con tecnici ed esperti per avere maggiori informazioni ed approfondimenti. I cittadini sono stati messi a conoscenza ed hanno analizzato il bilancio ed il rendiconto delle attività dell’amministrazione, hanno formulato idee progettuali che gli uffici comunali hanno analizzato esprimendo per ciascuna un giudizio di fattibilità. I progetti elaborati dai partecipanti sono stati poi messi in votazione (hanno potuto votare i cittadini residenti di almeno 16 anni di età). È stata prevista una somma massima per intervento di 40mila euro.

L’esperienza di Campi Bisenzio può essere considerata a tutti gli effetti una buona pratica considerato il numero dei partecipanti (128) e soprattutto il numero dei votanti (1022) su un totale di circa 15 mila abitanti. Sono stati finanziati complessivamente 8 progetti elaborati dai cittadini. L’esperienza verrà ripetuta anche nel 2016 e nel 2017 coinvolgendo le zone rimanenti.

L’utilizzo di questo strumento si è dimostrato strategico soprattutto in questa fase storica caratterizzata da scarsità di risorse pubbliche, in cui si corre il rischio di generare una profonda divaricazione tra il principio del consenso e la capacità dell’amministrazione pubblica di rispondere ai reali bisogni della comunità. Allo stesso tempo, anche al fine di un consenso, l’amministrazione ha sentito la necessità di allargare al maggior numero possibile di attori la scelta delle priorità a livello locale. La partecipazione dei cittadini al governo della città, pertanto, è risultata necessaria a rispondere, in modo più efficace, ai bisogni della comunità locale in un’ottica di responsabilizzazione e coinvolgimento diretto dei cittadini.

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Tommaso RossiLa partecipazione dei cittadini attraverso il bilancio partecipativo

Percorso partecipativo “Centrale idroelettrica di Camaioni”, Comune di Carmignano

by Tommaso Rossi on 17 Marzo 2015

Nel Comune di Carmignano (PO), ReteSviluppo sta seguendo il percorso partecipativo legato alla realizzazione della mini-centrale idroelettrica sul fiume Arno, nella frazione di Camaioni.

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Il progetto costituisce il primo esempio di percorso partecipativo strutturato per il Comune di Carmignano. Il processo mette al centro la tematica delle energie rinnovabili prendendo come punto di riferimento il progetto di realizzazione di una centrale idroelettrica in località Camaioni. I partecipanti esprimeranno le proprie opinioni, idee e suggerimenti in merito allo specifico intervento, all’utilizzo delle misure di compensazione e più in generale sulle possibilità di sviluppo sostenibile per il territorio. Il processo vuole avviare una discussione informata per fornire una corretta conoscenza del progetto, approfondire le ricadute di tale intervento sul territorio e valutare i possibili scenari che si verrebbero a creare, individuare le opere di compensazione da realizzare, raccogliere idee e proposte in ambito di energie rinnovabili, sviluppo sostenibile, efficienza energetica.

Il percorso prevede assemblee pubbliche, incontri con esperti e tecnici, momenti partecipativi, ascolto di proposte da parte di cittadini e associazioni, una fase di restituzione delle idee progettuali emerse. Oltre ai cittadini autocandidati che decideranno di prendere parte al percorso, verrà coinvolto anche un campione rappresentativo sotto il profilo sociale, demografico e territoriale. Al percorso prenderanno parte esperti in ambito di ambiente, sviluppo sostenibile, energie rinnovabili, green economy, impianti idroelettrici.

Maggiori informazioni sulla pagina Open Toscana: http://open.toscana.it/web/centrale-idroelettrica-camaioni

Facebook: www.facebook.com/centraleCamaioni?fref=ts

Twitter: www.twitter.com/centralecamaion

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Tommaso RossiPercorso partecipativo “Centrale idroelettrica di Camaioni”, Comune di Carmignano

Intervista a Claudia Fiaschi, Presidente di ACI Toscana

by Tommaso Rossi on 27 Novembre 2013

 Intervista al Presidente ACI Toscana sul metodo partecipativo: “Quello che è venuto fuori oggi ci dà degli strumenti di programmazione importanti per il futuro!”

Martedì 26 novembre si è svolto il primo incontro del comitato esecutivo dell’Alleanza delle cooperative italiane Toscana.

La giornata è stata interamente organizzata da ReteSviluppo insieme a Lama, attraverso un processo partecipativo caratterizzato dal dialogo, dall’interazione e dallo scambio di vedute su due temi scelti (quello della promozione alla cooperazione e quello dei mercati emergenti) che ha fatto emergere delle linee politiche comuni per il futuro della nuova rappresentanza della cooperazione in Toscana. Vediamo qual è stata l’opinione del presidente Claudia Fiaschi, che gentilmente ha risposto alle nostre domande.

Ha trovato utile o costruttivo un metodo di lavoro che prevede l’interazione e la partecipazione attiva di tutti i presenti, piuttosto che un’assemblea classica con interventi singoli?

Sì, questo gruppo ha bisogno di affinare le sensibilità e di armonizzare i linguaggi, di individuare degli obiettivi comuni; questo metodo mi sembra funzionale allo scopo e siamo contenti di averlo utilizzato in questa prima assemblea dell’esecutivo.

Dunque un modo per conoscersi meglio all’interno di ACI?

Sì, sicuramente sappiamo che le tre esperienze hanno delle matrici culturali diverse, linguaggi, esperienze che sono il retroterra da cui veniamo, il punto di partenza comune che si costruisce armonizzando i pensieri con il lavoro “gomito a gomito”.

Potrebbe diventare un metodo di lavoro continuativo da riproporre in altre occasioni?

È stata una prima sperimentazione. Io credo molto ai modelli partecipativi, ovviamente non sono da sola, quindi saranno importanti per il futuro le valutazioni di chi ha partecipato oggi, vediamo se riterranno che questo strumento ci aiuterà a disegnare il nostro futuro in maniera più rapida ed efficacie, soprattutto meno pesante. Se è così perché no?

Ha delle sue proposte sul metodo? Sulla durata ad esempio? Ci potrebbe dare alcune sue considerazioni personali.

Sicuramente avremmo avuto bisogno di più tempo, di qualche pausa in più; però sapevamo che oggi era una giornata con queste caratteristiche. Possiamo lavorare sull’affinamento delle domande; sono cose che però progrediscono nel tempo. Ma già quello che è venuto fuori oggi ci dà degli strumenti di programmazione importanti, almeno per quello che ho potuto vedere fino ad oggi.

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Tommaso RossiIntervista a Claudia Fiaschi, Presidente di ACI Toscana

Nuova stagione toscana della partecipazione democratica

by Tommaso Rossi on 5 Novembre 2013

In vista del convegno “Partecipare per Fare” che si terrà Venerdì 8 novembre a Palazzo degli Affari in Piazza Adua e che vedrà la presenza di ReteSviluppo come uno dei protagonisti dei vari casi di processi decisionali partecipativi, ci sembrava necessario spiegare di cosa si tratta. Cerchiamo di farlo rispondendo a 4 domande che potrebbe porre qualsiasi persona interessata sull’argomento PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA:

1. Cosa si intende per legge sulla partecipazione?

La c.d “legge sulla partecipazione”, approvata dal Consiglio Regionale con Legge Regionale 69/2007 si prefigge l’ obiettivo – individuando nella partecipazione un innegabile diritto del cittadino che, in quanto tale, deve essere sostenuta ed incentivata- di promuovere il coinvolgimento della popolazione nei processi di formazione ed elaborazione delle scelte istituzionali relative al territorio toscano.

2. La Toscana può considerarsi un esempio da seguire nel campo dei processi decisionali partecipativi?

Sicuramente sì. La regione Toscana è stata la prima in Italia a dotarsi di una legge sulla partecipazione ad hoc (L.R. 69/2007) che finanzia processi partecipativi ed esperimenti di coinvolgimento di cittadini con varie metodologie. Il primo bilancio è certamente positivo, anche se ci sono stati alcuni errori che con la nuova legge 46/2013 si pensa possano essere limiti. Occorre inoltre aggiungere che questa legge è stata da modello per altre regioni, in particolare l’Emilia Romagna, che con L.R. 3/2010 si è dotata di uno strumento legislativo molto simile.

3. Quali sono le principali novità della legge regionale 46/2013 che comincerà ad operare nelle prossime settimane?

La principale novità della nuova legge sulla Partecipazione è che sarà obbligatorio il Dibattito Pubblico – un momento di informazione e confronto con i cittadini nelle fasi preliminari di elaborazione di un progetto, quando diverse opzioni sono ancora possibili – per tutte le opere pubbliche di competenza regionale che superano la soglia di 50 milioni di euro e per la localizzazione di opere nazionali.

Un altro aspetto di considerevole importanza, inoltre, consiste nel fatto che la nuova l.r. tende a limare ad uno dei difetti, quello della scarsa collegialità nell’erogazione dei finanziamenti. La L.R. 46/2013, difatti, prevede che l’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione, a differenza di quanto previsto dalla legge precedente, non sarà rappresentata da una sola persona ma da un organo collegiale composto da tre membri.

4. Quali sono i progetti che Rete Sviluppo presenterà al convegno dell’8 novembre?

ReteSviluppo presenterà due casi di successo:

“Le idee per la salute: percorso di partecipazione sulla diversabilità e le difficoltà di vita autonoma”, progetto svolto per la Società della Salute (SdS) Fiorentina Nord Ovest – v. i risultati del progetto

“Bilancio in Comune” per il Comune di Monteriggioni – v. il sito con i risultati del progetto

A questi due “case studies” se ne aggiungono molti altri su cui ReteSviluppo ha lavorato, alcuni cofinanziati da Regione Toscana, altri espressamente voluti dai singoli enti locali e da alcune associazioni (un caso di particolare coinvolgimento della popolazione giovanile e di orgoglio per la nostra società è stato quello svolto con scuole a Prato insieme a Legambiente sui temi del risparmio energetico).

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Tommaso RossiNuova stagione toscana della partecipazione democratica

Partecipazione, e poi? I fatti: il World Cafè dell’Energia di Prato

by Tommaso Rossi on 6 Giugno 2012

Nella sala della Giunta Provinciale di Palazzo Banci Buonamici si è tenuta mercoledì 6 giugno l’incontro di presentazione alla stampa dei risultati del percorso di partecipazione “”Il primo World Cafè dell’Energia – Spazio alle idee degli studenti pratesi” che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di circa 50 studenti dei 10 Istituti Superiori della Provincia di Prato.

All’incontro erano presenti l’Assessore provinciale all’Ambiente, Stefano Arrighini, Elena Canna di Legambiente, Luca Caterino e Lapo Cecconi di ReteSviluppo, la società che ha curato la metodologia e gli incontri di partecipazione con gli studenti, e Roberto Santagata in rappresentanza dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Prato.

L’incontro con la stampa ha dato la possibilità di portare all’attenzione più ampia del territorio gli esiti del percorso e le proposte giunte dagli studenti con riferimento ai temi della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica: lotta agli sprechi all’interno degli edifici pubblici, in particolare le scuole, maggiore sensibilizzazione rispetto a temi come la raccolta differenziata anche grazie ad un maggiore coinvolgimento di studenti e docenti, riqualificazione energetica delle scuole da realizzarsi attraverso il coinvolgimento del settore privato. Queste a grandi linee, le principali proposte emerse dall’incontro con gli studenti dell’11 maggio scorso tenutosi presso l’Istituto Datini.

La conferenza stampa è stata altresì un’occasione per rendere conto ai ragazzi degli impegni che l’Assessore si sta assumendo rispetto alle sollecitazioni arrivate proprio dal World Cafè, impegni che potrebbero essere suddivisi in tre assi, quelli a costo zero, a costo quasi zero e quelli a costo elevato.

Per quanto riguarda gli interventi a costo zero, la Provincia promuoverà l’istituzione in ogni Istituto, sulla scia di quanto già avviene al Liceo Copernico, di un Gruppo Ambiente a costituzione mista studenti/docenti, il quale avrà il ruolo di sensibilizzare la popolazione studentesca, e non solo, rispetto a comportamenti e stili di consumo eco sostenibili, nonché porsi come una sorta di Comitato di Monitoraggio con il compito di sorvegliare il rispetto delle regole stabilite rispetto, ad esempio, alla raccolta differenziata e alla lotta agli sprechi energetici. Per sostenere l’attività di questi Gruppi scolastici, la Provincia metterà a disposizione un consulente esperto sui temi del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale.

Per gli interventi a costo quasi zero, invece, l’Assessore si è impegnato entro l’anno 2012 a installare fontanelli di acqua potabile (abbattendo così l’acquisto di acqua minerale e la quantità di plastica da smaltire) e valvole termostatiche in tutti gli Istituti Superiori del territorio, con la finalità di poter differenziare/regolare la temperatura degli impianti di riscaldamento nei diversi ambienti scolastici, a seconda delle esigenze.

Per quanto concerne gli interventi a costo elevato, i suggerimenti arrivati dagli studenti si pongono in sintonia rispetto al lavoro che la Provincia ha portato avanti in questi mesi, con la preparazione di un bando – in uscita nelle prossime settimane – per la riqualificazione energetica degli edifici scolastici attraverso il coinvolgimento di imprese cd. ESCO, che si faranno cioè carico dei lavori di istallazione degli impianti fotovoltaici e della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture rivolta all’efficientamento energetico delle stesse, ritornando dagli investimenti effettuati attraverso la vendita alla rete del surplus di energia prodotta dalle scuole.

Oltre ai temi richiamati, l’attenzione degli studenti si è rivolta anche verso i temi della mobilità: vista l’importanza e l’esigenza di trattare in maniera più approfondita quest’importante argomento, l’Assessore Arrighini ha auspicato che proprio quello della mobilità possa essere il focus sul quale saranno chiamati a confrontarsi, nella prossima stagione scolastica, i ragazzi che parteciperanno alla seconda edizione del World Cafè dell’Energia.

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Tommaso RossiPartecipazione, e poi? I fatti: il World Cafè dell’Energia di Prato

World Cafè dell’Energia, ne discutono gli studenti della Provincia di Prato

by Tommaso Rossi on 24 Aprile 2012

Energia, sostenibilità ambientale, efficienza energetica. Questi i temi affrontati nel corso del primo incontro del percorso di partecipazione “Il primo World Cafè dell’Energia – Spazio alle idee degli studenti pratesi” tenuto martedì 24 aprile con circa 50 studenti degli Istituti Superiori della Provincia di Prato presso l’Istituto Professionale “F.Datini”. Elena Canna, di Legambiente Prato, ha introdotto alcuni temi caldi con riferimento alle problematiche connesse al consumo di suolo e di altre risorse naturali, alla mobilità, allo smaltimento rifiuti, offrendo al contempo un ampio quadro di buone pratiche e di esperienze positive che nel corso degli ultimi anni si stanno affermando, in Italia ed in Europa, verso la direzione di un utilizzo più attento delle risorse naturali e con un maggiore spirito critico rispetto ai temi di una società e di un’economia sempre più sostenibili ed ecocompatibili.

I casi tedeschi di Friburgo, la “Solar city” europea, e dell’eco quartiere di Winnenden; la “svolta green” della città basca di Vitoria-Gasteiz attraverso un lungimirante piano di mobilità sostenibile; il progetto MFC 2020 nato a Saint-Priest, vicino Lione nella regione Rhône-Alpes, con la costruzione di un quartiere passivo ed ecosostenibile in grado di raggiungere la totale autosufficienza energetica ricaricando perfino gli elettrodomestici e l’auto elettrica. Sono queste alcune delle buone pratiche presentate agli studenti pratesi, coinvolti in un percorso di partecipazione – patrocinato dalla Provincia di Prato e realizzato attraverso la collaborazione tra Legambiente Prato e ReteSviluppo – finalizzato ad individuare le problematiche presenti sul territorio relativamente ai temi dell’approvvigionamento energetico e della sostenibilità ambientale e, di conseguenza, alla costruzione di un piano d’azione da sottoporre alle amministrazioni locali con l’individuazione delle possibili azioni da mettere in campo e degli attori da coinvolgere: dai cittadini all’associazionismo fino alle imprese locali.

L’incontro del 24 aprile ha rappresentato un momento di preparazione al vero e proprio evento partecipativo che, venerdì 11 maggio presso l’Auditorium dell’Istituto “Datini, coinvolgerà circa 60 studenti di tutti gli Istituti Superiori pratesi attraverso la metodologia del World Cafè, una tecnica partecipativa che raggruppa i partecipanti in piccoli gruppi da 4-5 persone, proprio come in un cafè, che discutono in maniera informale e libera su dei temi guida introdotti dai facilitatori.

I risultati della giornata dell’11 maggio saranno raccolti in un report finale che verrà posto all’attenzione degli amministratori locali, che potranno in tal modo ascoltare e – auspichiamo – prendere in considerazione gli spunti e le idee della nuova generazione pratese.

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Tommaso RossiWorld Cafè dell’Energia, ne discutono gli studenti della Provincia di Prato