un gioco di ruolo per aiutare i giovani a individuare gli schemi di violenza e discriminazione di genere

Un gioco che cambia la prospettiva sulla violenza di genere

Quando chiediamo agli studenti di scegliere la “risposta più adeguata” a un commento sessista, non stiamo semplicemente ponendo una domanda. Stiamo invitando ragazze e ragazzi a guardarsi dentro: a interrogare la loro cultura, le loro abitudini, il modo in cui sono stati educati a dare significato ai comportamenti altrui.
Il nostro quiz o gioco “impossibile” nasce per questo.

Perché gioco “impossibile”?

Perché le risposte sono tutte realistiche, verosimili, quotidiane.
Nessuna (o quasi!) è caricaturale o estremamente sbagliata: è proprio questa la forza del nostro metodo.

Ecco un esempio tratto dall’attività. La situazione presentata simula il commento social di un utente alla foto di una donna in un contesto lavorativo di alto livello:

“Che carriera! Con la minigonna si aprono tutte le porte 🤣🤣🤣”

E le possibili reazioni, che gli studenti devono selezionare sotto forma di quiz/gioco di ruolo:

  • “Gli rispondo che è un commento sessista e gli spiego brevemente il perché.”
  • “Lo mando a quel paese: il sessismo non merita il mio rispetto.”
  • “Rispondo che anche se spesso capita che le donne si vendano per fare successo, lui non deve permettersi di commentare così.”
  • “Non commento, ma metto like alle risposte che lo criticano.”
  • “Condivido lo screen agli amici per farci due risate.”

Tutte possibili. Tutte plausibili. Tutte che attribuiscono un punteggio variabile.
Ed è proprio qui che nasce la complessità educativa.
(Per approfondire la dinamica di gioco leggi anche qui)

Le scelte di gioco rivelano ciò che non sappiamo di sapere

Ogni risposta è una finestra su:

1. Stereotipi interiorizzati

Alcune opzioni ripetono modi di dire comuni che però hanno un impatto discriminante.

2. Comportamenti “comodi” o evitanti

Mettere like a una critica altrui senza esporsi è una strategia molto diffusa tra i giovani.

3. Bias culturali

Frasi come “oggi non si può più dire niente alle donne” sono segnali chiari di una cultura difensiva, talvolta inconsapevole.

4. La difficoltà di prendere posizione

Molti ragazzi, anche quando percepiscono qualcosa come sbagliato, non sanno come intervenire.

Un’esperienza che smuove le coscienze

I docenti ci raccontano che, dopo il quiz, gli studenti:

  • Si accorgono dei propri automatismi mentali.
  • Riflettono sulle dinamiche di gruppo e sulla complicità involontaria.
  • Iniziano a verbalizzare concetti come rispetto, consenso, responsabilità digitale.

Secondo una recente indagine dell’Istat sugli stereotipi di genere tra ragazze e ragazzi, nel 2023 il 36% dei giovanissimi considera accettabile che un ragazzo controlli abitualmente il cellulare o i social network della propria partner, e oltre un adolescente su dieci ritiene “normale” che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Istat

Una ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche mostra inoltre che circa 3 adolescenti su 10 non riconoscono come violenti atti come insulti, costrizioni o minacce, segno di quanto la violenza – verbale e non solo – venga ancora spesso minimizzata. CNR

Il nostro intervento serve proprio a scardinare questa normalizzazione.

Un metodo che funziona perché è semplice, ma non semplificato

Quello che in questo articolo abbiamo definito “quiz impossibile” è in pratica un gioco di ruolo basato sul metodo della ricerca-azione:

  • Non giudica.
  • Non impone risposte “giuste”.
  • Non crea imbarazzo.
  • Favorisce un confronto sereno e costruttivo.

La riflessione nasce da sé, grazie all’immedesimazione.

Il nostro gioco non punta alla risposta perfetta: punta a scoprire cosa c’è dietro ogni risposta.
E quando i ragazzi iniziano a chiedersi perché pensano in un certo modo, allora sì: abbiamo acceso una scintilla di cambiamento.

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